
ANGELO CUSTODE
un romanzo della serie
“Il Gioco in un’Altra Realtà”
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
laureato dei premi letterari:
· “L’Olimpo Letterario” 2014
la Lega degli Scrittori dell’Eurasia
· “L’Angelo d’Argento” di F. Sagan 2015
il Club Letterario Aperto “Risposta”
· “Le Ali del XXI secolo” di O. Wilde 2021
il Dipartimento di Mosca
dell’Unione degli Scrittori della Russia
& NP “Repubblica Letteraria”
SUL LIBRO
T. Trubnikova: “Gli angeli custodi esistono davvero!”
“Angelo Custode” di Alessandra Kriuchkova, che ha vinto dei premi: “Le Ali del XXI secolo” di Oscar Wilde (Dipartimento di Mosca dell’Unione degli Scrittori della Russia, Repubblica letteraria, 2021), “Angelo d’argento” di Francoise Sagan (Club Letterario Aperto “Risposta”, 2015) e “Olimpo letterario” (Lega degli Scrittori dell’Eurasia, 2014), è un romanzo-rivelazione molto insolito, incredibilmente profondo e franco, basato su eventi reali.
Fin dalle prime righe si pensa a Paulo Coelho e Bernard Werber, ma proseguendo nella lettura, si viene in mente Carlos Castaneda e gli hacker dei sogni, e in qualche modo, Gabriel García Marquez e Vadim Zeland. I fatti reali del destino unico della scrittrice sono così strettamente interconnessi e armoniosamente intrecciati con un’Altra Realtà e i Mondi della Nebbia e dei Sogni, così come i loro rappresentanti, angeli custodi e fantasmi, che i confini spazio-temporali vengono cancellati completamente e irrevocabilmente, e tutti gli eventi sono percepiti dal lettore come un insieme indivisibile — l’unico possibile e veramente reale.
Nella trama non lineare e non banale — che parla d’Amore, ovviamente! — con intrecci temporali e viaggi vertiginosi, simili a montagne, nello Spazio delle Opzioni, poiché il Futuro non è predeterminato e quindi può essere riscritto, risuona la musica dei ritornelli — incontri, sentimenti, visioni e sogni si ripetono, ricreando la spirale dell’esistenza e cullando la mente, creando increspature nell’acqua. Ma una trama ingannevole con un tocco da giallo tiene davvero i lettori col fiato sospeso fino alla fine, e tutte le loro versioni si dissolvono una dopo altra che si avvicinano al culmine, e sembra impossibile collegare i diversi anelli in un’unica catena d’eventi, che conduce la protagonista Alice alla propria morte a Venezia, il puzzle non si ricompone! Ma… “sembra solo così”!
Venezia, una città mistica, un viaggio in cui, secondo la leggenda italiana, con una persona cara minaccia la separazione eterna, appare nel romanzo come una sinistra città nera in lutto per fantasmi. La descrizione della Luna di cartone nel cielo e del suo riflesso di cartone nell’acqua di cartone (!) fa una forte impressione — come un tuffo nella follia nel momento, in cui provi tu stesso i sentimenti del protagonista e realizzi il cambiamento di sfaccettature nella tua propria testa.
Tuttavia, nonostante il dramma degli eventi, la scrittrice è riuscita a descrivere il lato oscuro della sua vita con relativa facilità e in alcuni momenti persino ironicamente, a guardarsi dall’esterno — attraverso gli occhi del suo Angelo Custode, scherzando su se stessa, cosa tipica di una persona saggia e brillante, che ha attraversato fuoco, acqua e tubi di rame, ma non amareggiata dal mondo.
“Ognuno ha il suo Diavolo”, ma la cosa peggiore è perdere Sè stesso. Vagando nel Mondo della Nebbia, Alice deve visitare la Biblioteca dell’Universo, raggiungere le pagine giuste nelle Tavole Astrali, entrare nella Casa della Vita e trovare la ragione per ciò che sta accadendo nel Labirinto del Subconscio per riscrivere lo scenario.
A differenza di altri romanzi di A. Kriuchkova, “Angelo Custode” è scritto in russo nello spirito della sceneggiatura — al Presente, forse come un sottile suggerimento al lettore sull’importanza di vivere qui e ora piuttosto che soffermarsi sul Passato e sul Futuro. La prosa include anche poesie di Alessandra, da deliziose illustrazioni, brillanti lampi d’accenti, come i papaveri rossi sull’abito bianco della protagonista, vincitrice del concorso “Il Re dei Poeti” (organizzato dall’Unione degli Scrittori della Russia nel 2013) e del premio nazionale “Eredità” (organizzato dalla Casa Imperiale Russa nel 2014).
Anche il posizionamento di Alice come poetessa è curiosa. Facendo riferimento ai tre maestri della poesia dell’Epoca d’Argento — A. Blok, M. Tsvetaeva e A. Achmatova — abitanti della Biblioteca dell’Universo e personaggi del romanzo, Alice non si paragona a loro, ma chiede aiuto e lo riceve in situazioni critiche. Così, si reca da Marina Tsvetaeva a Elabuga prima di un intervento chirurgico, e prima dell’incidente d’auto, accaduto proprio il giorno del compleanno di Anna Akhmatova, rilegge una raccolta di poesie di Alexander Blok, il libro preferito della scrittrice nella sua infanzia.
Come diceva Sergey Yesenin, nulla di valido si può ottenere senza un messaggio alla Morte, e aveva ragione! Alice non ha paura di guardare negli occhi la propria Morte, anzi, la guarda persino attraverso, non solo credendo nell’esistenza postuma, ma esplorandola in stati critici. Allo stesso tempo, Alice ha una paura angosciante della… vita! — Sì, eccolo lì, il suo Uomo in Nero, conosciuto da Yesenin, Pushkin e Mozart. Così, la misteriosa morte della protagonista a Venezia appare sotto una luce completamente diversa: non è l’Uomo in Nero a uccidere Alice, ma la sua stessa paura del Futuro, poiché esso può causare dolore.
E qui la frase “noi tutti proveniamo dall’infanzia” viene confermata al 100% dalla scrittrice: alla ricerca della forza per superare la paura del Futuro, l’anima di Alice adulta ritorna innanzitutto al suo tragico Passato, rivivendone i frammenti più drammatici e rivolgendosi ad Alice bambina, per trovare sostegno in un momento difficile. E questo tuffo a capofitto nel fondo dell’oceano del Subconscio, tra i ricordi della casa bruciata e dei genitori prematuramente morti, tra i dialoghi con la madre nella realtà e nei sogni, è spaventoso e struggente, toccante fino alle lacrime.
All’inizio del romanzo, sentiamo chiaramente le voci degli invisibili angeli custodi delle persone — gli angeli che si accordano tra di loro per aiutare i loro protetti a compiere il passo giusto in una direzione o nell’altra. Tuttavia, capitolo dopo capitolo, la loro voce diventa sempre più bassa, cedendo il passo alla forza dello Spirito umano. Ed infine, sullo sfondo d’eventi emozionanti, ordinari e del tutto incredibili, appare il personaggio più importante, ovvero l’Amore Divino, che raggiunge il suo culmine nel finale: all’ultimo secondo di un terribile incidente d’auto, ad Alice viene data la possibilità di scegliere… Ma vale la pena tornare dall’Aldilà per diventare l’angelo custode dell’uomo che l’ha tradita e per il quale desiderava morire in quell’incidente?
Come tutti i romanzi di A. Kriuchkova, “Angelo Custode” meriterebbe un adattamento cinematografico di lusso! Ebbene, il seguito della storia è in arrivo! “La Confessione di un Fantasma”, un nuovo romanzo filosofico-mistico della serie “Il Gioco in un’Altra Realtà”, ha già vinto i premi “Creatore dei Mondi” di D.L. Andreev (Clup Letterario Aperto “Risposta”, 2019) e “La vita soffoca senza scopo” di F. M. Dostoevsky (Unione degli Scrittori della Russia, 2021). Mi unisco sinceramente alle congratulazioni alla scrittrice e non vedo l’ora di leggere i suoi prossimi romanzi!
Tatiana Trubnikova,
membro dell’Unione degli Scrittori della Russia
Giornale “Notizie letterarie” / “Literaturnie izvestia” n. 11—12 (197—198), novembre-dicembre 2021
B. Mikhin, “Angeli e stelle. Marina Tzvetaeva, Evgeny Rein e Alessandra Kriuchkova”
Il romanzo “Angelo Custode” di Alessandra Kriuchkova è un’opera sfaccettata in cui ognuno troverà qualcosa di diverso. Per me, personalmente, non è solo un romanzo insolito sulla ricerca dell’amore terrestre e le passioni di un triangolo amoroso con un tocco investigativo, una calligrafia astrologica e un’affascinante autoironia della scrittrice. A proposito, come ha osservato Peter Guldedava, scrittore onorato dell’Unione degli Scrittori della Russia, in una recensione (qui cito la prefazione alla precedente edizione del romanzo in “RIPOL Classic”, 2015),
“Per i miei gusti, c’è troppo poco di terrestre. Esaltando l’immagine idealizzata dell’amato semi-fantasma, la protagonista sembra sottolineare la propria inaccessibilità, mentre il lettore medio aspira a ciò che è accessibile.”
Anche la scrittrice e pubblicista ortodossa Inna Butorina ha lasciato un retrogusto celestiale dopo aver letto il romanzo:
“Un vero diario di un angelo! Una rarità esclusiva, un gioiello fragile. Un soffio di pura acqua di sorgente per ogni viandante stanco dalla vita. Un libro che ricorderete per sempre…”.
“Angelo Custode” per me non è tanto un affascinante e illuminante “Gioco in un’Altra Realtà” (come suggerisce il titolo della serie), grazie al quale il lettore penetra certamente nelle Sfere Sottili, compresi i mondi degli angeli, dei fantasmi e dei sogni, per superare le proprie paure e i propri complessi e riscrivere un Futuro a opzioni multiple, cosa che è giustamente ammirata da Irina Legiava, scrittrice di fantascienza:
“Tuttavia, una trama tutt’altro che banale! Oltre al triangolo d’amore, c’è l’abisso del Subconscio, il Mondo dei Sogni, la Valle della Nebbia, le infinite sale della Biblioteca dell’Universo, le pagine delle Tavole Astrali, il fruscio delle ali degli angeli custodi ironici e l’Anima cosmica della scrittrice, la cui missione sulla Terra è portare la Luce alla gente!”
Per me, “Angelo Custode” di A. Kriuchkova è, da un lato, uno splendido romanzo su una donna dallo spirito forte (ovviamente non la dama di ferro), che si bilancia, come un’artista del circo, su un filo sottilissimo, teso sull’abisso del Non-essere, danzando con la Morte. La Morte o si ritira, facendo un passo indietro, o si avventa su Alice, soffocandola nel suo abbraccio appassionato. Questo romanzo parla della lotta con la Morte nelle sue diverse forme, non di una persona in particolare, ma della Vita stessa.
Quasi la stessa cosa è stata detta dalla scrittrice Elena Gramenitskaya:
“La forza dell’Amore della protagonista, ipnotizzata dalla Morte, ma follemente desiderosa di vivere, è capace di distruggere e far rivivere mondi, crea un potente vortice che toglie il fiato! Ho perso la mia fermata della metropolitana, leggendo il romanzo, completamente immersa in un’Altra Realtà.”
E per me, leggere i libri di Kriuchkova è come meditare. Sia la poesia che la prosa di Alessandra — non meno poetiche! — possiedono un inspiegabile effetto magico, come notato nelle recensioni di Elena Tallenika (“L’Isola di Caronte”), di Konstantin Bely (“La Trappola per una forma-pensiero”), di Peter Guldedava (“Il gatto della Luna” e “Angelo custode”). Questa magia, in modo discreto ma persistente e potente, influenza il lettore, spingendolo a riflettere non solo sulle cose terrene, mentre ogni romanzo di Kriuchkova è una scoperta, un chiaro anticonformismo, una rottura degli schemi, un enigma, un fuori standard, qualcosa d’insolito.
Concordo con Vadim Shiltzyn, scrittore e critico:
“La prosa di Kriuchkova è unica come un’impronta digitale. Una rara combinazione di talento di scrittura e conoscenza segreta. Il modo più semplice per descriverla è paragonare il suo ‘Angelo Custode’ a Bernard Werber e Paulo Coelho, ma Kriuchkova ha una percezione così vivida di questo mondo che le opere di Werber e Coelho non possono nemmeno competere con la sua ‘Altra Realtà’. ‘Angelo Custode’ è una lettura affascinante e una sceneggiatura eccellente per un film straordinario che potrebbe vincere al Festival del Cinema di Venezia!”
D’altro lato, “Angelo Custode” rappresenta uno spaccato di un intero decennio, della nostra storia letteraria con i nomi di spicco dell’epoca, che emerge davanti agli occhi del lettore, poiché Alessandra descrive eventi reali accaduti negli ambienti letterari dell’inizio del XXI secolo. Il lettore partecipa al falò di Tsvetaeva a Elabuga, si aggira tra le mostre del libro a Parigi e Londra, frequenta i seminari di Eugeny Rein e Victor Erofeev alla Scuola dei Laureati di Booker a Milano, si reca a Venezia per visitare la tomba di Joseph Brodsky, visita il 3° Festivale Internazionale di Poesia in Ungheria, si presenta ai preparativi e alla finale del concorso “Il Re dei Poeti” alla Casa Centrale degli Scrittori di Mosca, vince il premio “Eredità” imperiale e pianifica un viaggio al festivale “Amo questo mondo!” in Bulgaria.
A mio parere, è interessante perché, innanzitutto, questi eventi non sono ordinari, ma significativi per il loro tempo, e in secondo luogo, la scrittrice vi è stata direttamente coinvolta, offrendo così al lettore l’opportunità di immergersi nel vero ambiente letterario e di entrare in contatto con le personalità di spicco, il che è molto più piacevole che leggere aride informazioni tratte da opere enciclopediche.
E la scrittrice? Qual’è il suo ruolo negli eventi descritti?
Dal 2001 Alessandra Kriuchkova partecipa attivamente agli eventi letterari a Mosca e San Pietroburgo, e la sua prima esibizione all’estero si è tenuta l’11 aprile 2010 su invito della società “Carte Blanche” della Repubblica Ceca, con il pianista Philippe Subbotin, direttore della scuola di musica “Gradus ad Parnassum” presso il Centro Russo per la Scienza e la Cultura di Praga (Repubblica Ceca). Si è trattato di un concerto musicale e poetico di tre ore presso la Chiesa di Santa Maria a Praga (Kostel Panny Marie Snezne), trasmesso in diretta dalla televisione russa di Praga.
Nel settembre 2011, grazie all’Unione degli Scrittori del XXI secolo e al suo presidente Evgeny Stepanov, Alessandra Kriuchkova ha rappresentato la Russia al 3° Festivale Internazionale di Poesia in Ungheria, organizzato col supporto della fondazione culturale e creativa internazionale E.O.S., diretta dal poeta e traduttore Aron Gaal. Dopo le esibizioni a Budapest, Szentendre e Isaseg, è stata proclamata vincitrice del Festivale e il suo libro, tradotto in ungherese, è stato pubblicato gratuitamente a Budapest. Il suo nome è stato inciso su una lapide commemorativa nel Parco delle Stelle, la Valle di Fama. Le è stato conferito la medaglia di G.R. Derzhavin dall’Unione degli Scrittori della Russia. Dopo la pubblicazione del suo libro “Ez a — Szerelem!” (“Questo è amore!”), una raccolta di poesie tradotte in ungherese da A. Gaal, Alessandra ha ricevuto il premio internazionale ungherese “Nuove Pleiadi” 2012 per i suoi meriti in campo letterario.
Successivamente, A. Kriuchkova, in qualità di poetessa e scrittrice, ha rappresentato la Russia come parte della delegazione dell’Unione degli Scrittori della Russi alla fiera dei libri a Parigi (2012), dove, proprio come nel romanzo, ha parlato con il Ministro della Cultura francese. In seguito, è stata relatrice al convegno “La Nuova Rivoluzione Russa nella Letteratura”, organizzato dalla casa editrice italiana “Edizioni Spirali” a Milano (2012); ha tenuto seminario al Festivale Letterario a Varna (Bulgaria) e ha letto poesie nell’Unione degli Scrittori Bulgari, dove ha incontrato la leggendaria poetessa e traduttrice bulgara Elka Nyagolova, che aveva tradotto le poesie di Kriuchkova in bulgaro. Alessandra si è esibita alla fiera dei libri a Londra (2013) e ha guidato un tour letterario in Italia (2014) come capo delegazione di scrittori e poeti russi. È stata l’iniziatrice dei progetti internazionali del Dipartimento di Mosca dell’Unione degli Scrittori della Russia, tra cui: “Russia-Repubblica Ceca”, “Russia-Germania”, “Russia-Ungheria”, “Russia-Spagna”, “Russia-Italia” e “Russia-Grecia”. Ciascuna delle sue performance all’estero e dei suoi progetti internazionali è stata premiata con un diploma dal Dipartimento di Mosca dell’Unione degli Scrittori della Russia, e le sue opere sono state parzialmente tradotte in inglese, tedesco, italiano, bulgaro e ungherese. Il libro “Senza maschera”, citato nel romanzo, è stato infatti pubblicato in Germania dalla casa editrice “Stella-Verlag”.
Alessandra Kriuchkova ha vinto tre volte il premio “Olimpo letterario” della Lega degli Scrittori dell’Eurasia nella categoria prosa, incluso il romanzo “Angelo custode” (2014), ma un ruolo speciale nel suo percorso creativo è stato svolto dai poeti Evgeny Rein e Marina Tsvetaeva. Non è un caso che nei ringraziamenti lei citi per primo E. Rein. Il romanzo è dedicato anche ad Anna Akhmatova e Alexander Blok. Allo stesso tempo, E. Rein è un personaggio reale del romanzo, mentre Tsvetaeva, Akhmatova e Blok aiutano la protagonista dall’Aldilà, incontrandola nella Biblioteca dell’Universo.
Alessandra ha incontrato E. Rein tre volte, sia nella vita che nel romanzo. Nel marzo 2012, ha frequentato il suo seminario di poesia presso la Scuola dei Laureati di Booker a Milano, di cui é stata dichiarata la vincitrice (ha ricevuto un diploma, la medaglia di S.A. Yesenin “Autunno d’Oro” e la pubblicazione del libro delle sue poesie da parte dell’Unione degli Scrittori della Russia). Insieme al gruppo di seminaristi, si è recata a Venezia per visitare i luoghi legati a Joseph Brodsky. Nell’autunno 2012, Alessandra si è esibita sul canale televisivo “Cultura” (nel programma “Ad alta voce. Poesie su se stessi. Come elevarsi sopra la graphomania?”), con Alexander Kushner ed Evgeny Rein in giuria. Kriuchkova è stata annunciata vincitrice del programma. Nell’aprile 2013, ha frequentato un altro corso di poesia di E. Rein presso l’Unione degli Scrittori della Russia ed ha ricevuto un diploma.
Nel 2009, la casa editrice “RIPOL Classic” ha pubblicato una raccolta delle sue poesie col titolo provocatorio “Marina. Anna. Alessandra”, il libro citato ripetutamente nel romanzo e presentato insieme al libro “Un grido senza risposta” al giudizio di E. Rein. Sembrerebbe logico supporre che il legame tra Rein e Kriuchkova sia Anna Akhmatova (Rein conosceva bene Akhmatova ed è tradizionalmente considerato, insieme a Brodsky, un suo allievo), e nel romanzo (come nella vita reale) la protagonista Alice è coinvolta in un incidente stradale mortale proprio il giorno del compleanno di Akhmatova. Tuttavia, in un momento difficile della sua vita e nel giorno del suo compleanno, Alice (la stessa scrittrice) si reca a Elabuga, e Marina Tsvetaeva, a differenza di Anna Akhmatova, è presente in quasi tutti i romanzi di Kriuchkova.
La protagonista del “Angelo Custode” ci rivela molte sfumature, che la rendono simile a Marina, e nel romanzo successivo, “La Confessione di un fantasma”, ripete periodicamente la frase “Io non sono Akhmatova”. È significativo, a mio avviso, che nonostante le numerose opportunità, Kriuchkova non abbia mai partecipato ai concorsi di Akhmatova, ma abbia vinto il concorso “La galleria di poesie selezionate” nella categoria “Cosmo femminile” di M. Tsvetaeva con la poesia “1m e 58 cm” (ottobre 2010), e nel concorso “Falò di Tsvetaeva” 2013 (ottenuto il primo premio con la statuetta “M. Tsvetaeva” e un certificato per la pubblicazione gratuita del libro). In diverse occasioni, Alessandra ha recitato poesie e organizzato serate letterarie presso la Casa-Museo di M. Tsvetaeva in via Borisoglebsky a Mosca, e insieme alla fondazione letteraria “Svetoch” si è esibita presso il Liceo V.P. von Dervis, la scuola di M. Tsvetaeva.
Kriuchkova ha visitato Elabuga tre volte, due dei quali sono descritti in “Angelo custode”. Secondo la decisione della direzione del Museo-Riserva Statale di Elabuga dedicato a M. Tsvetaeva (EGMZ), le è stato concesso il diritto di accendere l’undicesimo Falò di Tsvetaeva a Elabuga il 5 ottobre 2013 e di aprire le letture di poesie. Il suo discorso e l’intervista rilasciata alla televisione regionale sono stati ampiamente riportati dai mass media (“Tatmedia”, “New Kama”, “Elabuga di Serata”, “Elabuga senza formato”, “Giornale Letterario Comune” e altri). Nell’ottobre del 2020, Alessandra ha partecipato per la seconda volta al Falò di Tsvetaeva, come capo della delegazione del Dipartimento di Mosca dell’Unione degli Scrittori della Russia. Ha ricevuto un diploma firmato dal direttore dell’EGMZ e dal presidente dell’Unione degli Scrittori per la sua partecipazione al Falò di Tsvetaeva e le è stata conferita la medaglia “Falò di Tsvetaeva”.
Il romanzo “Angelo Custode” include anche delle poesie di Kriuchkova come illustrazioni, aggiungendo il tocco finale al suo ritratto: sì, è una maestra! Come vincitrice del concorso “Il Re dei Poeti” (l’Unione degli Scrittori della Russia, 2013), è apparsa nel programma “Sala letteraria” di Dmitry Silkan e nel programma “Strato culturale” di Natalia Osipova sul “Mondo Russo” alla radio e alla TV. Nel 2014, la casa editrice “RIPOL Classic” ha pubblicato la sua raccolta di poesie, “La Regina dei Poeti”, e in seguito Alessandra, una delle poche ad essere insignita della medaglia di Santa Grande Martire Anastasia dalla Casa Imperiale Russa dei Romanov per il suo contributo alla cultura russa, ha vinto il premio letterario nazionale “Eredità”. Pertanto, l’ultima pagina di “Angelo Custode” è illuminata dai riflettori della cerimonia di premiazione dei vincitori di “Eredità” nella Sala Grande della Casa Centrale degli Scrittori.
Come ha scritto Nadezhda Schlesiger, scrittrice e ammiratrice di Marina Tsvetaeva, su “Angelo Custode”,
“Alessandra Kriuchkova cammina sul filo del genio. Le sue poesie germogliano nell’anima, colpendo con sincerità e profondità di pensiero. La sua prosa sorprende sia nella forma che nel contenuto e, naturalmente, per la potenza dello Spirito. La sua Altra Realtà è la verità della nostra vita…”.
Tuttavia, vorrei concludere la mia recensione del libro “Angelo Custode” con le parole di Peter Guldedava, presidente dell’associazione letteraria “Lo Sguardo Fresco”, già citato all’inizio, il quale, nonostante il suo rimprovero per l’eccessiva celestialità della protagonista, continua la sua recensione così:
“Ma è nella pura spiritualità che si rivela la forza d’impatto delle opere di Kriuchkova, la chiave della sua creatività ad alto livello. Qualunque cosa dica, ogni parola è una parola d’amore, di fede e di speranza, che irradia il fascino magico del talento e della bellezza. Purtroppo, la gente ha dimenticato di apprezzare i propri contemporanei più vicini, perché ne hanno due occhi per vedere, due orecchie per udire e una bocca che, oltre a pronunciare parole argute, esige il pane quotidiano. È difficile per loro raggiungere un livello di obiettività pari a quello dei grandi doni dei loro simili. Soprattutto se Dio ha permesso loro di nascondere la propria ottusità dietro un’abbondanza di citazioni in rima di verità ben note e parafrasi di affermazioni d’autorità riconosciute. Forse il tempo passerà e solo i discendenti saranno in grado di discernere la vera portata della grandezza della Maestra dalla distanza di decenni. Seguendo un esempio contagioso e parafrasando le parole di Franz Liszt su Pauline Viardot, vorrei affermare con piena responsabilità: Alessandra Kriuchkova non è semplicemente una figura letteraria russa. È un fenomeno culturale, e un giorno verrà il momento di degustare i vini pregiati delle sue opere inimitabili!”
Boris Mikhin,
membro dell’Unione degli Scrittori della Russia
Rivista “Note straniere” / “Zarubezhnie Zapiski” n. 1 (47), 2022
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
L.M. Kuzminskaya: “Venezia nell’opera di Alessandra Kriuchkova”
Il libro “Angelo Custode” della famosa poetessa moscovita Alessandra Kriuchkova include molte poesie interessanti degne di attenzione, tuttavia, a mio avviso, le poesie su Venezia vanno notate particolarmente.
Venezia è una delle città preferite di Alessandra, di cui ha parlato nelle pagine dei suoi romanzi della serie “Il gioco in un’Altra Realtà”, ed è quasi un personaggio indipendente nel romanzo “Angelo Custode”. Alessandra ha visitato Venezia più volte, sia per affari che per presentare la sue opere letterarie.
“— Sono appena tornata da un viaggio d’affari, da Venezia, — sospirai, continuando a guardare i guadri. — La mia città preferita. Vado spesso a Venezia. Sia per lavoro che per conto mio. C’è qualcosa di magico in questa città che mi fa tornare…”
Il viaggio più importante per la scrittrice, descritto nel romanzo “Angelo custode”, ha avuto luogo nel marzo 2012: è stata una gita a Milano alla Scuola di Laureati di Booker, dove Alexandra ha seguito un seminario di poesia da Evgeniy Rein (un amico di Joseph Brodsky, Laureato del Premio Nobel per la letteratura). Insieme a Evgeny Borisovich Rein, i seminaristi hanno visitato anche la tomba di Brodsky al cimitero di San Michele.
“Mi trovai… al cimitero! circondata da lapidi! Mi avvicinai ad una di esse e lessi: “Joseph Brodsky”.
“Come sono finita a Venezia? Cosa sto faccendo qui? Forse è solo il sogno, in cui l’Uomo in Nero mi seppellisce qui…
Si udirono delle voci in lontananza. Mi chiamavano. Le raggiunsi e… d’improvviso, mi ricordai con gioia di essere lì con un gruppo di scrittori e poeti, ai seminari di Evgeny Rein e Victor Erofeev! Dmitry Nemelstein, poeta e storico, mi si avvicinò:
— Alessandra, non essere triste! Ce la farai!
“Non sto dormendo! Sì! Esatto! Mi ha chiamato col mio nome terrestre! Eravamo lì per un tour dei luoghi di Brodsky!” — la mia memoria tornò, ricordai piano piano come eravamo partiti da Milano in autobus, arrivati al molo di San Marco e dopo in barca all’isola-cimitero di San Michele.”
(A. Kriuchkova, romanzo “Angelo custode”, parte 3. “Sette secondi”, capitolo 3. “Labirinto del Subconscio”)
Gli italiani hanno una superstizione: non si può andare a Venezia con la persona amata, altrimenti ci si lascia per un motivo o per l’altro dopo il viaggio.
“ — Devi andare a Venezia con la tua persona amata!
— Lo pensavo anch’io. Ma l’italiano, il direttore della fabbrica, con il quale comunichiamo per lavoro, ha detto che Venezia è considerata in Italia una città sfortunata per gli innamorati, che porta alla separazione eterna. Mi ha fatto degli esempi dalla sua vita e da quella dei suoi amici, quando dopo il viaggio i fidanzamenti furono annulati ed una ragazza morì addirittura!
— Forse è per questo che Venezia piange!”
Forse è per questo che Venezia appare nelle poesie di Kriuchkova come una città di fantasmi, e nella sua prosa come un “palcoscenico teatrale con decorazioni di cartone”, dove anche “La Luna nel cielo è di cartone” e si riflette “nell’acqua di cartone”.
“Venezia, una città mistica, un viaggio in cui, secondo la leggenda italiana, con una persona cara minaccia la separazione eterna, appare nel romanzo come una sinistra città nera in lutto per fantasmi. La descrizione della Luna di cartone nel cielo e del suo riflesso di cartone nell’acqua di cartone (!) fa una forte impressione — come un tuffo nella follia nel momento in cui provi tu stesso i sentimenti del protagonista e realizzi il cambiamento di sfaccettature nella tua propria testa.”
“— Cos’è questo? — esclamai involontariamente.
— Dipingo, — disse il compositore, imbarazzato.
C’erano dei quadri sugli scaffali vicino alla finestra, tanti quadri. Mostravano tutti una città nera, con case nere, piccole finestre cieche, nebbia grigia e Luna piena, su ogni quadro. Quella mi era la città fin troppo familiare, la mia città preferita, la Città sull’Acqua. Ma in quei quadri sembrava completamente di cartone, come la scenografia sul palcoscenico: artificiale, spaventosa, inquietante.
— Sei mai stato a Venezia?
— No, mai…
— Perché è nera?
— Forse sta… piangendo?”
Infatti, sia le poesie che la parte centrale del romanzo “Angelo Custode”, “La Trappola dei Sogni”, sono collegate al misterioso sogno della scrittrice sul proprio funerale a Venezia, descritto sia nel romanzo che nella poesia “Chimera”.
“— Ho fatto uno strano sogno circa un anno fa. Mi stavano seppellendo a Venezia. L’avevo completamente dimenticato, ma me ne sono ricordata di recente, durante il mio ultimo viaggio di lavoro, mentre passeggiavo per San Marco. Sono andata al molo e ho visto una barca che si allontanava dalla riva. Proprio come in quel sogno…
— Quindi sarai sepolta a Venezia?
— Non lo so. Era mattina presto. Sembrava primavera. Una foschia nebbiosa. C’erano solo due persone sulla barca, il barcaiolo e l’Uomo in Nero dai capelli grigi, quasi bianchi. Trasportavano il mio corpo o le mie ceneri. Non lo so, avevo paura di guardare dentro la barca. Stavano andando all’isola di fronte. Non so nemmeno che isola sia. Non ci sono mai stata.
— Allora chi è lui, il tuo Uomo in Nero?
— Non lo so.”
E finalmente la Luna crescente, simbolo del Subconscio, raggiunge un culmine “cartonato” a Venezia:
“Attraccammo a San Marco di notte. L’Uomo in Nero mi portò nella mia preferita Città sull’Acqua. Ma mettendo piede nella piazza, la vidi diversamente, come una città nera e sinistra, completamente immersa nel buio pesto, e di cartone, come una scenografia su un palcoscenico teatrale!
L’intero Mondo terrestre è un enorme palcoscenico teatrale, su cui le persone mettono in scena spettacoli per i fantasmi. Nei costumi di corpi terrestri, vivono sul palcoscenico circondati dalle decorazioni di cartone, che possono essere distrutte all’istante da Colui che continua a prescrivere nelle Tavole Astrali i fili della trama dei loro destini. Queste strane creature — esseri umani — sono così incantati dalla magica illusione delle decorazioni mutevoli che solo la Morte è in grado di strappare le maschere veneziane fuse coi loro volti.
A San Marco, nel buio pesto, cercavo invano di trovare almeno una lanterna. La città era priva d’energia. Non vedevo alcuna luce. C’erano solo case nere e morte intorno a me. Tutto lì era irreale. Di cartone! Spaventoso!! Sinistro!!!
Allora corsi via in lontananza, indossando un lungo abito tessuto dalla Nebbia, lungo i ponti, cercando di trovare il Fiume che trasporta le anime in cielo. Correvo, soffocando, lungo il paesaggio di case di cartone nero, senza luce alle finestre…
Finalmente, trovai il punto di transizione! Arrivai in un luogo, dove non c’erano ponti, ma i gradini entravano direttamente nell’acqua, e i gradini simili uscivano dall’acqua sul lato opposto. Non si poteva saltare lì. Era lo Specchio, che rifletteva tutto ciò che c’era nel Mondo terrestre… Peccato che nessuno potesse vedere ciò che vedevo io, e come vedevo io il Mondo terrestre allora. Era diventato un mostro di cartone, completamente nero e minaccioso!
Mi sedetti sui gradini che portavano all’acqua, in attesa dei miei genitori, che stavano per venire a prendermi. Guardai il cielo nero, dove era sospesa la Luna enorme. Ma anche la Luna era… di cartone! Abbassai lo sguardo sul suo riflesso — mio Dio! — qualcuno aveva ritagliato una copia della Luna di cartone e l’aveva messa sull’acqua dello stesso cartone (!!!)…
I miei genitori apparvero dallo Specchio e si stavano avvicinando ai gradini dall’altra parte del fiume. Ma all’improvviso, si udirono dei passi rimbombanti dietro le mie spalle. L’Uomo in Nero mi prese delicatamente tra le mani, come una bambina, e mi portò via.
San Marco. Mattina. Il Sole. La piazza si animò pian piano, inondata di gente. Stavo presso una colonna, vicino al Duomo, da cui vedevo il mare e l’isola di San Giorgio di fronte. Indossavo un abito bianco. Suonava una musica allegra. E poco a poco, cominciai a vedere Venezia come l’avevo vista prima. Ma… come ci ero arrivata? Cosa stavo facendo lì? Ero circondata dai fantasmi, i miei amici dalla Biblioteca dell’Universo e i miei genitori.
L’Uomo in Nero sorrise e mi invitò a ballare con lui proprio sulla piazza. I fantasmi ci circondarono. Nessuno li vedeva tranne me. Peccato! Cominciai a vedere i fantasmi anche di giorno, e molto più chiaramente di qualsiasi cosa vedesse la gente ordinaria. I fantasmi sussurravano: “Alice, dai, sorridi! Balla, per favore! È quello che volevi tanto! Hai bisogno di lui!” E mi resi conto che quel giorno era il mio matrimonio, ecco perché indossavo un abito bianco. Ma i nostri unici ospiti sarebbero stati solo i miei fantasmi. Allora stavo ballando a San Marco coll’Uomo in Nero, mentre i fantasmi raccolsero i piccioni e li lanciarono contro di noi, facendomi sorridere.
D’improvviso, la mia memoria si ripristinò completamente. Ricordai il mio mondo crollare… E di nuovo, tutto divenne di cartone, finto, inquietante! Quella città mi sembrava una prigione! E decisi di uscirne…”
Il conflitto tra Amore e Morte, insito nella prosa di Kriuchkova, si manifesta anche nel ciclo poetico su Venezia, la cui magica attrazione affascina non solo la scrittrice, ma ipnotizza anche il lettore.
Da un lato, Venezia, citando Alessandra Kriuchkova, è una “trappola”, “labirinto”, “apocrifo del poeta”, “sogno”, “chimera”, “cattivo presagio”, “casa delle tragedie”, “ultimo rifugio”, “musica di piogge e d’ombre”, “serve la stella minacciosa”, “ponti che portano ai guai”.
Il nome stesso della città è polisemantico, sebbene, a parte il fatto che è associato alla tribù dei Veneti, dal cui nome la regione fu chiamata dai Romani “Venezia” (lat. — Venetia), non ci sono altri significati ufficiali. Ma l’immaginazione del poeta è sconfinata, Venezia evoca varie associazioni: è la ghirlanda di Ofelia (Amleto di Shakespeare) con fiori dal significato ambiguo, che simboleggia l’amore infelice; ed il pianeta Venere stesso, pianeta dell’amore con le sue due immagini: Lucifero, “Stella del mattino”, ed Espero, “Stella della sera”. E forse “Venezia” evoca altre associazioni per alcuni.
Eppure — “il vetro di Murano mi trafigge, è una sinfonia di fantasmi”, “Però la nebbia non verrà al molo, finché i ponti non ci sposeranno”, “Dipingimi… un caffè e la vecchia lanterna, scintillante di poche speranze, che l’amore ci tocchi ma prima che il cuore anneghi nell’buoio” —
l’Amore vince — Alessandra è fiduciosa del suo ritorno: “Al tatto, torniamo al caro terreno, in cui le canzoni si canta all’acqua. Ridendo sui soldi squillanti, danziamo tra volti e maschere sotto il Sole! Splendiamo con ponti, essendo ben pari ai lucidi spiriti, come uccelli”, “Voliamo nel portale per sfuggire! La Dolce Vita cresce dalle onde. Venezia, te la regalo, come un filo tra di noi, che ci connette, e come angelo, custodilo per sempre”, “San Marco sta dormendo rilassato, non è ancora al corrente, forse, che attraverso i miei sogni veri ci tornerò, essendo come prima ostaggio della sua primavera”.
Nonostante la tristezza che risuona in tutto il ciclo veneziano di Alessandra, il leitmotivo principale rimane l’affermazione della vita: “Venezia … tutti separa, ma il mio saluto sorride — ti accende all’alba, baciando, come uno spettrale fantasma”.
Ma è meglio leggere che citare. Quindi, ecco la Venezia di Alessandra Kriuchkova…
Larisa Kuzminskaya,
poeta, membro dell’Unione degli Scrittori della Russia,
capo gruppo literario e Presidente della Fondazione “Svetoch”,
Responsabile della cooperazione con le regioni russe
e paesi esteri del movimento pubblico “Poeti di Mosca”
Giornale “Notizie letterarie” / “Literaturnie izvestia” №1 (211) 2023
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
PARTE I. ANGELO CUSTODE
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
Dedico questo libro a: Marina Tzvetaeva, Anna Akhmatova, Alexander Blok
Ringrazio tutti i personaggi del romanzo, inclusi: E.B. Rein & sua moglie Nadezda, V.G. Boyarinov, E.V. Stepanov, S.M. Makarenkov, Y.V. Myshonkov, V.G. Shiltzyn, N.Y. Smirnova, N.P. Savkina, E.G. Lisichkina, R.A. Mansurova, S.E. Gryzunova, l’Uomo in Bianco e tutti gli altri!
Angelo sulla panchina
Timbrato dal cielo il loro permesso,
lancette spariscono dall’orologio.
Lui era seduto su una panchina,
contando le stelle, da zero a cento…
— Un mestolo vedo, ma c’è un cucchiaio
nel cielo? Beh, scherzo! Ma dammi la mano!
— Son’ stanco un po’, sai… è meglio che ora
ti sieda da qui, anche tu… a tacere…
— Un vicolo cieco è questo? Non sembra?
È “0” su “10” nel tuo quaderno!
E mi passeranno le gioe davanti,
se l’angelo mio è giù di umore!
Ascolta, non far il recluso! È ora
di cacce notturne! Domenica sempre
persegue il povero Sabato scorso.
O meglio, prendiamo la strada deviata?
Amico, sei bravo a fare accordi
con tutti, incluso destini malvagi!
Mi ha catturata l’insonnia per farmi
la tata di bimba “la Luna crescente”.
Ma cosa c’è lì? E che via è questa?
Ascolta! Non senti, che stanno cantando? –
al suono di una campana celeste
chi loda lì Cristo con tutte le forze?
Dai, smetti di stare seduto, per niente
e sempre di più corrugando la fronte!
Il Joker, lo so, salverà la partita!
...Ma l’angelo stava tacendo, – nel mondo
quel vicolo cieco si chiama “la Morte”.
***
Gli angeli non si trovano per strada. Almeno perché sono molto meno numerosi delle persone… Gli angeli sono tutti rari, quindi molto richiesti. Non ce ne sono abbastanza. Tante persone li sognano. Alcuni passano tutta la vita a sognare.
Gli angeli hanno molto più da fare delle persone, a cui sono stati assegnati dall’Alto. Sono i custodi. Non hanno nemmeno il tempo di fare un pisolino. Se improvvisamente il proprio protetto comincia a comportarsi come un maiale, allora, a causa della catastrofica sproporzione tra gli alati e i maialini, le Forze Superiori inviano quell’angelo ad un altro essere umano che ha più bisogno d’aiuto e, soprattutto, il cui corpo e anima meritano di essere custoditi.
La coda è qui, sulla Terra, per gli angeli, anche se non puoi vederla con i tuoi occhi terreni. Forse il prossimo sarai tu. Ma quando un angelo ti viene dato dall’Alto, trattalo con cura, come se fossi tu il custode. Diventa l’angelo custode del tuo angelo custode. Certo, il tuo angelo lo accetterà con un sorriso, ma ne sarà molto contento… E non offendere mai il tuo angelo per evitare di ritrovarti di nuovo in coda, perché… gli angeli non si trovano per strada.
So che mi manderanno sicuramente qualcuno che ha bisogno di un angelo e che apprezzerà quell’angelo in me…
1.0. Prologo
14 febbraio, notte
Mosca, sul tetto di un grattacielo
Notte fonda. Stava nevicando. Due anglei in abiti bianchi erano seduti sul tetto, con le gambe penzoloni e chiacchieravano a bassa voce. D’improvviso, ne apparve un terzo, molto bello e con un sorriso furbo. Emerso dalla bufera di neve verso di loro, rimase sospeso in aria.
— Ciao, Glamouroso, è da tanto che non ci vediamo, — disse con calma uno degli spiriti seduti sul tetto, senza mostrare particolare gioia per la sua apparizione.
— Ciao, Bianco! Ho qualcosa da fare. Andiamo a parlare, — disse lo spirito sospeso in aria.
Bianco e Glamouroso si allontanarono nella bufera di neve, vagando lentamente nell’aria sopra la città.
— Senti, beh, io sono qui sempre per il mio protetto, — disse Glamouroso, sospirando profondamente.
— Cosa successo? Sta flirtando di nuovo con gli Oscuri?
— Beh, niente di speciale, ma deve restituire un debito alla tua Alice.
— Ci ha pensato lui?
— No, sono io che devo preoccuparmi. Sta invecchiando, non come te e me. Un giorno morirà. Cosa significherà per la tua Alice? Molti dei suoi peccati saranno pagati da lui. Ma come posso giustificarmi per le sue azioni?
— Cosa vuoi? Dillo chiaramente.
— Dobbiamo riunirli!
— È buffo.
— Cosa c’è di così buffo, fratello?
— La mia Alice è sempre qui in giro. Il tuo peccatore è sempre là fuori. Non è una questione mia!
— Ripercorriamo quella situazione, bene?
— Quante estati, quanti inverni sono già passati!
— Ad un nuovo livello!
— Cosa c’entra il livello? Hai guardato il suo quadrante?
Glamouroso scomparve all’istante e riapparve in una delle stanze del grattacielo, dove la luce era stata spenta da tempo, e sul letto, avvolta in una coperta, una ragazza dormiva pacificamente. Glamouroso guardò l’orologio al suo polso. La ragazza, come se avesse intuito qualcosa, rabbrividì e aprì gli occhi mezzo addormentata.
Glamouroso scomparve dalla stanza. Era di nuovo accanto a Bianco e, sempre sorridendo furbescamente, attorcigliandosi una ciocca di capelli dorati intorno al dito, esclamò gioiosamente:
— Svizzero!
— Glamouroso, sei un angelo o un umano?! Intendo Zodiacale.
Glamouroso lanciò un’occhiata al cielo. Bianco scostò con le ali i fiocchi di neve che cadevano, come le tende. Sullo sfondo del cielo nero, apparve un quadrante spettrale, quello Zodiacale. I pianeti presero posto nel cerchio diviso in 12 settori, Ore o Case (nel linguaggio del Cielo), o Sfere della vita umana (nel linguaggio della Terra). Evidenziando mentalmente la cosa più importante, Glamouroso lesse:
— “Una persona è separata dal mondo da un muro visibile agli altri. La morte cammina lì vicino. Un cambio di lavoro o, in caso di aspetti negativi, l’oncologia sono altamente probabili. Il massimo della creatività o dell’amore è l’obiettivo dell’anno”. Fratello, è l’obiettivo dell’anno! — esclamò Glamouroso, smaterializzando il quadrante Zodiacale. — Il mio protetto l’aiuterà!
— L’ha già aiutata. Sarebbe meglio non aiutarla affatto!
— Beh, non è colpa mia se la tua Alice continua a cercare di combinare entrambe le linee della Quinta Sfera. Non sei stato tu, alla vigilia del loro incontro, a permetterle di esprimere contemporaneamente due desideri al dio giapponese con un occhio solo, mentre ne veniva esaudito solo uno? Quindi è andato tutto storto! Entrambi i desideri provenivano dalla stessa Sfera, e ognuno si è avverato esattamente a metà. Comunque, nella Quinta Sfera si realizza solo una cosa: un essere umano ottiene Amore o Creatività. In realtà, come in qualsiasi altra Sfera: nella Sesta un essere umano serve il mondo o si ammala, e così via, sai!
— Alice non ha creato abbastanza secondo te? Perché mi stai indicando il suo Rahu? Apri gli occhi sul suo Plutone!
— Bianco, lei non può andarsene! Abbi pietà di me! Tienila nel loro mondo! Lascia che si incontrino di nuovo. Farò del mio meglio! Te lo giuro sulla Bibbia!
Un libro spettrale apparve nell’aria, Glamouroso vi posò sopra il palmo della mano e il libro scomparve.
— Ti aiuterò a far Alice rimanere, — continuò a implorare Glamouroso. — Pensiamo insieme al modo! C’è ancora abbastanza tempo prima del suo compleanno, quando inizierà il prossimo programma di Capodanno! Oggi è il 14 febbraio e il suo giorno è il 5 aprile! Inoltre, lei è un’utente esperto, non come il mio protetto!
— L’ho appena salvata da Saturno in VIII. Non puoi immaginare quanto mi sia costato! Dopo aver valutato tutte le opzioni, cercando di trovare almeno qualcuno che la avvertisse, sono volato in un’altra città per un viaggio d’affari per negoziare con un angelo custode locale. La data dell’incidente d’auto le è stata comunicata alla vigilia! E lei, l’utente esperta, non ha capito niente! A proposito, ti ricordi cosa ha detto il tuo peccatore ad Alice quando l’ha chiamata allora?
— Scusa, fratello! Non l’ho previsto, non l’ho fermato, non l’ho ispirato! — Glamouroso distolse lo sguardo imbarazzato.
— Sì, non l’hai ispirato! La mia Alice, quasi senza fiato, con una commozione cerebrale, e lui ha detto qualcosa tipo: “Hai l’orecchio cucito bene o no?” Maledetto esteta! Ugh, perdonami, Dio!
— Bianco, sei un angelo o un umano? Perché mi stai rimproverando? Allora, ho deciso, guarda!
Glamouroso restituì il quadrante Zodiacale smaterializzato, tese la mano e lo girò di poco.
— Non scherzare! — Bianco sospirò e allontanò la mano di Glamouroso dal quadrante.
— Non scherzo! Ho appena spostato il Sole fuori dalla sua dodicesima Sfera. Sulla destra, ci sono le coordinate del luogo, in cui deve spostarsi per il suo compleanno.
Bianco lesse la parola apparsa nel cielo.
— Elabuga, un posto buffo per una festa di compleanno!
— La tua Alice non festeggia il suo compleanno da molti anni. Comunque, dai un’occhiata! Questi pianeti ora si trovano negli stessi punti, in cui si trovavano, quando i nostri umani si sono incontrati!
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.1. L’Uomo in Bianco
23 febbraio, sera,
Mosca, un’accogliente caffetteria
Alice era seduta al tavolo di una caffetteria. Bianco, il suo angelo custode, era seduto di fronte a lei. La guardò tristemente e sospirò. Le sue dita stavano digitando un messaggio. Scrisse, poi cancellò, poi riscrisse e guardò ogni parola a lungo. Di conseguenza, mise da parte il telefono e bevve un caffè.
In lontananza, apparve la figura indistinta del custode di un Anziano dai capelli grigi. Quell’angelo, rispettivamente chiamato Anziano, camminava lentamente lungo le vetrine delle boutique di lusso del centro commerciale, verso la caffetteria. La gente non lo notò, correva per i fatti suoi, passando attraverso la figura spettrale. Bianco riconobbe Anziano e lo salutò con la mano. Anziano si avvicinò al loro tavolo e si salutarono.
— Sono qui solo per un momento, Bianco.
— È successo qualcosa?
— Non ancora nella realtà terrestre, ma nello Spazio delle Opzioni. Ricordi che il mio protetto ha aiutato la tua Alice a suo tempo?
— Indimenticabile! Siamo i tuoi debitori!
— Lui sta attraversando un momento difficile. Non c’è modo di evitarlo. Ho provato in questo e in quel modo. Alice dovrebbe organizzare un evento ufficiale con lui come protagonista. Deve essere pianificato con urgenza, perché presto si metterà nei guai.
Uno schermo cinematografico apparve nell’aria e le immagini dell’incidente furono proiettate su di esso.
— Dopo questa data, — continuò Anziano, e la data apparve immediatamente nell’aria, — né Alice né nessun altro penserà mai di organizzare un evento del genere. Ma pianificato prima dell’incidente, dovrà esserci a tutti i costi. È molto responsabile! L’evento lo farà sentire necessario al loro mondo, sai.
— Sì, certo… Quale data dell’evento andrà bene? La fine di marzo?
Il Libro della Vita, quello spettrale, apparve nell’aria. Anziano lo sfogliò lentamente e si fermò da qualche parte all’inizio di aprile.
— Cosa ne pensi del compleanno della tua protetta, il 5?
— Non posso, mi dispiace, Anziano. Lei deve essere a Elabuga il 5. Sto iniziando a organizzare il suo trasferimento. Solo il 6.
— La stai trasferendo a Elabuga? Interessante! Vedo che stai spostando i pianeti. Non c’è un posto più luminoso? — Anziano sorrise gentilmente, Bianco allargò le mani. — Bene, d’accordo. Fissiamo l’evento per il 6. Verso l’ora di pranzo. E non pianificare troppo a lungo. Un paio d’ore al massimo.
— Va bene. La ispirerò oggi. Spero che se ne accorga già domani.
Anziano guardò Alice pensieroso e disse:
— La tua Alice ha lo stesso sguardo del mio Anziano. È rivolto alle profondità del Cielo. Entrambe le loro anime sono gentili. L’angelo che ha detto all’editore di intitolare il suo libro coi nomi dei grandi esseri umani aveva ragione. Ed è un bene che abbiamo fatto conoscere i nostri protetti! Cosa ne pensi? C’è una certa continuità temporale: Anna-Eugeny-Alice.
Bianco annuì. Alice prese il telefono in mano, rilesse il testo del suo messaggio, poi cliccò bruscamente sul pulsante “Invia” e il messaggio volò via. Anziano diede una pacca sulla spalla a Bianco.
— Bene, devo andare. Vola da colui a cui lei ha inviato questo messaggio. Prenditi cura di Alice, Bianco, così che gli Oscuri non la prendano.
Anziano e Bianco scomparvero, ognuno nella propria direzione. Alice finì il suo caffè e chiese il conto.
***
Lontano da Mosca, in una casa in riva al mare
Bianco apparve in una lussuosa casa e cercò il suo collega, scrutando ogni stanza di ogni piano. Debole, un angelo che, a differenza di molti angeli custodi, emanava una luce molto debole, era inginocchiato nell’angolo più buio dell’edificio.
— Ciao, Debole, — esclamò Bianco con gioia. — Auguri per il giorno dei difensori! Difensori della Patria, del Cielo, intendo! Non sei luminoso oggi, chi ti ha messo all’angolo?
— Altretanto, fratello! Sto pregando qui. Giorno e notte, notte e giorno.
— Stai appassendo davanti ai miei occhi! Non preghi bene! Dov’è il tuo protetto?
— Stessi problemi, è circondato dagli Oscuri! È ora che pensi a Dio, ma… Appena mi avvicino un po’, gli Oscuri mi cacciano fuori. Quindi devo stare ad una tale distanza da lui. Ogni volta, appena ritrovo le forze, vado dritto da lui, cercando di scacciare gli Oscuri. Ma come vedi, non resisto abbastanza a lungo. Perché sei qui, Bianco? A cosa dobbiamo questo piacere?
— Alice ha torturato un messaggio per lui. Lo sta leggendo ora. Andiamo.
— Ma gli Oscuri sono lì!
— Alzati, fratello, andiamo. Una luce è buona, ma due luci sono meglio!
Debole si alzò dalle ginocchia e, senza smettere di pregare e d’intonare il canto della croce lungo il cammino, andò dal suo protetto.
In una sala studio, un Uomo in Bianco, seduto su una poltrona nera, stava leggendo il messaggio di Alice. Delle ombre scure si agitavano intorno a lui. Gli sussurravano qualcosa all’orecchio, ammiccando a vicenda. Improvvisamente, le ombre notarono gli angeli.
— Ciao, difensori! — sorrise un Oscuro. — Debole, non sei ancora abbastanza forte! Perché sei tornato qui?
Bianco guardò l’Uomo in Bianco e disse pensieroso:
— Cosa ha trovato in te la mia protetta?
— Wow, Bianco! — esclamò un altro Oscuro, di nome Nero. — La tua protetta, a giudicare dai suoi messaggi, non è esattamente una santa, ma tu sei sempre lo stesso a prenderti cura di lei! Non importa quanto ti sforzi, non importa quanto la porti via, lei è attratta da lui come stregata! Nota che non abbiamo lanciato incantesimi d’amore! Inoltre, le ha dimostrato apertamente la sua vera essenza! Alice, chiamandolo con un nome “stellato”, sa bene con chi ha a che fare! Tuttavia, non è nei nostri piani entrare in guerra con te, Bianco. Alice è assolutamente controindicata per lui.
— Controindicata? Da chi? — ridacchiò Bianco.
— Dal nostro capo. La tua Alice, sebbene non sia una santa, è protetta dall’angelo di nome Bianco. Non Debole, non Glamouroso, non Spento. Significa che è comunque una persona di Luce. Quindi lei può avere un effetto negativo sul nostro stellare caduto.
— Effetto negativo?! — esclamò Debole indignato.
— Quindi, abbiamo un ordine dall’Alto… — continuò Nero.
— Il tuo dall’Alto nel linguaggio della Verità significa dal Basso, — corresse Debole.
— In breve, difensori, — interruppe bruscamente la conversazione il secondo Oscuro, — non vogliamo che quell’uomo comunichi con Alice. Suppongo che vada bene anche a te, Bianco, vero?
— Oggi come oggi, va bene anche a me, — concordò Bianco.
— Allora, sei qui per impedire una reazione negativa contro di lei?
Bianco annuì.
— Ti assicuriamo che non ci interessano le questioni di topi. Quest’uomo gioca alla grande. Lui, come noi, ha bisogno di molta energia, quindi non la sprecheremo reagendo a simili assurdità.
— Da quando l’Amore è un’assurdità? — Debole sospirò, si avvicinò molto all’Uomo in Bianco e gli toccò il braccio.
Lo sguardo dell’Uomo si addolcì, il fantasma di Alice apparve sul suo schermo interiore, l’Uomo sorrise. Ma gli Oscuri notarono subito cosa stava succedendo. Uno di loro disperse il fantasma della ragazza e l’altro spinse Debole verso la porta con una violenta onda d’energia.
— Finché non vorrà cambiare se stesso dirigendo il suo sguardo verso la Luce invece che verso l’Oscurità, tu starai, sai dove, Debole!
***
Mosca, l’accogliente caffetteria
Alice ricevette il conto, essendo triste. Bianco apparve nella caffetteria:
— Una pecora testarda! Non posso né farti dimenticare l’Uomo in Bianco, né lasciarlo stare nelle vicinanze. Almeno per ora.
Alice alzò la testa e guardò dritto negli occhi il suo angelo. Sembrava sentirlo e vederlo, ma era solo una sensazione.
Ricordandosi della promessa fatta ad Anziano, Bianco disse ad Alice:
— Chiama la Donna della Casa del Servizio alla Creatività. Proponi un evento…
Alice prese obbedientemente il telefono, chiamò la Donna e le comunicò l’idea che le era appena venuta — di organizzare un evento importante… alla fine di marzo.
— Alice! Il 6 aprile, — esclamò l’angelo.
Alice si fermò di colpo. Guardò negli occhi il suo custode, o attraverso di essi? Avrebbe voluto dire: “No, non alla fine di marzo! Che sia il 6 aprile!” Ma non capiva e non riusciva a spiegare né a se stessa né a nessun altro, perché all’improvviso il 6 e non il 5, per esempio? Ecco perché non disse nulla. La Donna fu d’accordo, le piacque l’idea dell’evento.
Alice pagò il caffè e uscì lentamente in strada. Il suo angelo custode camminava alla sua destra, proteggendo Alice dagli Oscuri di passaggio e pensando a come trasferirla a Elabuga.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.2. I segni
8 marzo, sera,
Mosca, cucina di Alice
Alice si sedette al tavolo, spense le luci e accese le candele. Bianco si sedette accanto a lei. Alice mescolò i Tarocchi. L’angelo soffiò sulle carte. Una di esse scivolò e cadde a terra. Alice la raccolse, la girò — “Morte”. Alice sussultò. Bianco disse con rabbia:
— Beh?! Non è un segno? Come faccio a parlarti se tutto ciò che ti mostro nei tuoi sogni, lo dimentichi appena ti svegli? Meno di un mese! Ricordi i segni che ti ho mandato, non sono abbastanza? Cinque anni fa, ti ho presentato una delle più famose chiaroveggenti del tuo mondo. Cosa ti ha detto quando ti ha incontrato? Un numero! L’età che stai per compiere, e ha aggiunto: “Stai attenta! Ma se sopravvivi, vivrai a lungo finché…”.
Alice guardò le candele pensierosa.
— Dai! Continua a ricordare! Un anno e mezzo fa, durante la meditazione, ti sei ritrovata in un enorme monastero di montagna. A quel tempo, servivi le persone, quasi gratuitamente, lavorando nella Casa del Servizio alla Creatività. Poi, durante la meditazione, hai iniziato a cercare una via d’uscita verso la luce di Dio, cioè verso il mondo, ed è apparso un uomo che ti ha portata fuori dal monastero. Hai cambiato lavoro cinque settimane fa. Durante la meditazione, ti ha portata sull’isola, dove ti ha suggerito di immergerti in profondità per ammirare i pesci, ma lui è stato mangiato da uno squalo. Cos’è successo in realtà? Lui ti ha detto: “Alice! Vorrei poterti trascinare in fondo all’oceano per ammirare i pesci!” Hai ricordato immediatamente ciò che ti avevo mostrato e ti sei orientata nello Spazio del Tempo. Cos’è successo dopo?
Alice sospirò, le candele si stavano consumando troppo presto.
— Sei tornata allo stesso monastero di montagna. Sembra un ritorno alla Casa del Servizio alla Creatività. Sei entrata in un tunnel lunghissimo senza alcuna luce. Hai correttamente paragonato il passaggio del tunnel a tre mesi terrestri. Ti ho mostrato il successivo periodo di Saturno, il periodo più difficile dell’anno, lungo 85 giorni. Sei uscita dal tunnel verso la luce e hai cominciato a scalare la montagna. Lungo la strada, hai trovato una cascata e… l’Uomo in Bianco, che ti ha portato in cima alla montagna. Il tuo periodo di Saturno quest’anno inizia il 16 giugno e dura fino all’8 settembre. Non vuoi dare un’occhiata a ciò che ti aspetta presto?
Le candele si consumarono. Alice accese il suo portatile nel buio più completo e trovò su Internet un programma per calcolare il Solare, il piano celeste per l’anno, a partire dal giorno del proprio compleanno. Secondo la sua astrologa, le coordinate del luogo erano importanti, poiché lo spostamento nello spazio cambiava la posizione dei pianeti (eventi) nelle Case (Sfere della Vita), cioè, effettivamente il Futuro. Apparve il quadrante Zodiacale. I pianeti presero posto nel cerchio. Alice valutò la disposizione risultante, lesse i commenti e sospirò profondamente. L’angelo sospirò felice:
— Gloria a Te, Signore, gloria a Te! Non ricordi niente di simile alla combinazione del malvagio Plutone in VI con il Sole in XII?
Alice fece un passo indietro, digitò nel programma la data di nascita di sua madre e l’anno della sua morte, ottenne il risultato e non poteva credere ai suoi occhi.
— Sei sulla strada giusta, non fermarti! Ricorda quello che ti ho mostrato durante la meditazione prima che la tua auto si schiantasse.
Alice chiuse gli occhi, ricordando. Stava attraversando un enorme abisso. C’era un suono profondo nelle orecchie, simile all’AUM o al suono di una campana. Su una piccola barca, Alice galleggiava lungo una gola molto stretta. Circondata da alte rocce nere, non poteva né scendere a terra, non c’era riva, né accelerare il movimento, non aveva remi. E anche se li avesse avuti, non sarebbe stata in grado di muoverli, poiché il corridoio della gola era così stretto che la sua barca, simile ad un guscio di noce, quasi toccava le rocce su entrambi i lati. Alice si sentiva prigioniera, nulla dipendeva da lei.
— Brava! Era Saturno in VIII con Plutone in XII. Continua a ricordare!
Alice sospirò, finalmente, la gola era stata superata. Si ritrovò nello spazio blu scuro dell’Eternità, e il quadrante Zodiacale le apparve davanti. Alice si fermò al centro del cerchio e cominciò a ruotarlo velocemente, provando tutte le possibili combinazioni di pianeti a caso. Il quadrante smise di ruotare. Alice uscì dal cerchio, continuò a camminare e improvvisamente vide un uomo. La prese per mano.
— Avevi paura di raccontare ai tuoi amici dell’episodio con il quadrante Zodiacale e l’uomo, perché non capivi se riguardasse la tua vita attuale o una nuova incarnazione. Ho ragione?
Alice si morse il labbro.
— Vedi, ho ragione. Quindi devi ruotare il quadrante qui e ora, altrimenti nessun uomo avrà a che fare con il tuo corpo terreno.
Alice chiamò l’Astrologa, le augurò una buona Festa delle Donne e le comunicò un brutto presentimento per il prossimo anno solare.
Bianco apparve nell’appartamento dell’Astrologa e salutò il suo angelo custode:
— Salute, Astronomo!
— Non sentirti male anche tu, Bianco! Che succede?
— La mia protetta sta parlando con la tua. Non rimandare, lascia che lo dia subito, non si può aspettare.
— È così critico? Non sembri amare flirtare con i pianeti, vero?
— Hai ragione, Astronomo. A me non piace, ma sai, il custode di un peccatore mi ha visitato di recente. Il suo protetto ha promesso qualcosa a tutti, ma non ha mai fatto nulla a nessuno. Quindi il custode organizza incontri del suo protetto con altri per permettere al peccatore di saldare i suoi debiti in tempo. Se il peccatore appare ora nella Nostra Luce, avrà problemi con le Guardie. Nel frattempo la mia Alice sta per attivare il malvagio Plutone in VI e il Sole in XII, e così via. Beh, lo sai.
— Capito. Quali pianeti spostare?
— Facciamo uscire il Sole dalla sua Prigione, fratello. E mandiamo Alice a Elabuga. Non ha bisogno né di Tomsk né di Omsk. Inizierà ora a valutare le opzioni per spostare Plutone da VI. Lascia la tua protetta non ascoltare Alice, ma insistere solo su Elabuga. E fai in modo che l’Astrologa inserisca una frase nella loro conversazione in modo che Alice, oltre alle stelle, obbedisca anche ai dottori!
L’Astrologa sospirò e disse al telefono:
— Alice, certo, trasferendo il Sole da XII a XI, alleggeriremo la situazione. Ma i tuoi problemi relativi a Plutone in VI devono ancora essere risolti. Cambieremo le Sfere in modo che tu abbia l’opportunità di influenzare la situazione. Quando arriverà l’ora della Sfera VI, fai tutto ciò che ti dicono i dottori. La cosa più importante per te è farlo in tempo.
Bianco e Astonomo si strinsero la mano.
— Siamo d’accordo, Bianco, se hai combinato un pasticcio con Elabuga, sarai tu ad esser chiesto più tardi al Piano di Sopra, non me!
— D’accordo! Scrivimi in una nota di pagina nelle Tavole Astrali.
Astronomo aprì le Tavole Astrali, cercò la pagina giusta, cancellò Mosca su Elabuga, il Sole in XII sul Sole in XI e segnò con una nota a piè di pagina: “L’ha detto Bianco”. Bianco scrisse la data terrena, firmò la nota e chiuse le Tavole.
Bianco tornò in cucina da Alice, che continuava la sua conversazione telefonica con l’Astrologa. Improvvisamente, apparve Glamouroso. Sorrise maliziosamente e disse:
— Ti avevo detto, fratello, di spostare solo il Sole fuori da XII!
— Ciao, Glamouroso. Novità?
— Ho capito come far incontrare magnificamente i nostri protetti! Un incontro semplice potrebbe non avere effetto! Il mio andrà a Londra ad aprile, per la fiera dei libri. Quindi organizza urgentemente un trasferimento della tua Alice lì!
— Questa fiera si tiene tra un mese! Come faccio a farcela in tempo?
— Sei un angelo o un umano? C’è un sacco d’opzioni! Cosa c’è di male per Alice? A Londra c’è un binario 9 e 3/4, proprio lì, vendono artefatti magici in un negozio. Alice crede nella magia! Sai quanto è importante! Quindi dovrebbe comprare una cosa chiamata Giratempo, o Cambiatempo. In realtà, non dovrai ispirarla! Sicuramente la comprerà e la farà girare indietro per qualche anno. E li faremo scontrare!
— Ascolta, Glamouroso, potrebbe essere una buona idea, ma ora, per incontrare il tuo peccatore, Alice non deve andare a Londra, ma spostare il Sole dalla Prigione e occuparsi della sua salute.
— Sai dove le persone si azzerano e iniziano un nuovo ciclo? Sul Meridiano Zero! E dov’è, il Meridiano Zero? A Greenwich! E Greenwich è a solo un’ora da Londra! Bianco, non manderesti Alice ad azzerare il suo Passato negativo per un Futuro più luminoso?
Alice sospirò e disse all’Astrologa:
— Elabuga allora?
L’Astrologa continuò ad insistere.
Glamouroso balzò in piedi:
— Beh, te l’avevo detto, E-la-bu-ga! — e scomparve.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.3. Bagnato
10 marzo, sera, Mosca
Alice scese dalla metropolitana. Improvvisamente, la Donna della Casa del Servizio alla Creatività la chiamò per informarla che un incidente era accaduto al protagonista dell’evento da loro programmato, quindi la fine di marzo fu spostata al 6 aprile. Alice sospirò, preoccupata per l’Anziano e gli augurava sinceramente ogni bene. Si erano conosciuti a Milano, e in seguito lui l’aveva aiutata lungo il suo Cammino. A volte cenavano insieme alla Casa Centrale degli Scrittori, parlando dei poeti dell’Epoca d’Argento che lui conosceva bene.
Bianco mise la sua ala intorno alle spalle di Alice. Camminarono in silenzio per un po’, ma improvvisamente il custode si ricordò di qualcosa e si diresse verso l’appartamento dell’Astrologa.
— Che succede, Bianco? Hai cambiato idea sulla rotazione del quadrante?
— Non c’è modo di farmi cambiare idea. Ho dimenticato di avvertirti. Alice chiamerà subito la tua protetta per chiederti se può tornare a casa il 6 aprile. Lascia che la tua dica di sì. È chiaro che più tempo sta lì, meglio è, ma Alice deve organizzare un evento qui. Me l’ha chiesto Anziano, il suo protetto ha il suo quadrante.
Astonomo annuì comprensivamente:
— Facciamo una strada per i giovani e onoriamo gli anziani!
Gli angeli la salutarono.
Dopo aver controllato la data del suo ritorno da Elabuga con l’Astrologa, Alice continuò a camminare verso casa. Il custode si avvicinò a destra sussurrando:
— Sei stata pagata oggi. Se non compri i biglietti per l’aereo per Nizhnekamsk ora, domani butterai per sbaglio la busta con soldi nella spazzatura. Compra i biglietti per Nizhnekamsk. Compra i biglietti per Nizhnekamsk. Biglietti, Alice!
Alice non reagì. All’improvviso, cominciò a pensare: “Forse non c’è bisogno di andarci…”
Avendo colto all’istante il suo pensiero, Bianco strinse le dita a pugno per la sua impotenza, si fermò e si rivolse al custode di un uomo che passava di lì:
— Aiuto, fratello! A volte mi sente, a volte no!
Il custode del passante si avvicinò ad Alice da sinistra. Bianco arrivò da destra, ed entrambi con tutta la loro energia le gridarono nelle orecchie:
— BIGLIETTI PER NIZHNEKAMSK!
Alice si fermò: “Beh, probabilmente devo andarci. Comunque, il viaggio non peggiorerà la situazione.” Si voltò di colpo, entrò nel centro commerciale e si diresse allo sportello dove vendevano i biglietti aerei. Bianco tirò un sospiro di sollievo e strinse con gratitudine la mano al custode di quello che era già passato. Quell’ultimo sorrise e corse a raggiungere il suo protetto.
Il bigliettaio elencò i possibili voli. Il custode esaminò lo Spazio delle Opzioni e sussurrò ad Alice:
— Un maniaco salirà sul primo. Si siederà accanto a te. È pericoloso. Il secondo volo sarà in ritardo, quindi non lo farai in tempo. Prendi il terzo!
Alice disse con voce incerta:
— Tre è un buon numero. L’ultima opzione, per favore.
***
La stanza di Alice, mezzanotte
Alice andò a letto e si addormentò quasi all’istante. Il custode stava per uscire dalla finestra per volare a Nizhnekamsk, quando qualcuno lo chiamò con voce allegra:
— Ciao, fratello!
— Bagnato, sei di nuovo tu?!
— Beh, vedi… sono venuto a chiederti di far sposare i nostri protetti!
— Ascolta, Bagnato, per tanti anni, te l’ho detto, Alice respira verso il tuo protetto con indifferenza. È il respiro comune degli umani, capisci? Prendila così com’è!
— Ma lui respira verso Alice in modo diverso!
Bagnato, paffuto, piccolo, pulito, come se fosse appena uscito dalla vasca, sorrise e non permise a Bianco di uscire dalla finestra.
— E allora?
— Facciamo un po’ di magia, Bianco! L’amore terreno è chimica.
— La chimica non è amore. Come ti hanno nominato custode con una tale conoscenza! Una foglia di scopa da bagno! E poi, sto già facendo magie. Devo urgentemente organizzare un sacco di cose per Alice. Non c’è tempo per le trattative, anzi, non c’è niente di cui parlare.
— Perché niente? Guarda il mio protetto! È ricco, moderatamente generoso e molto pulito! Ogni settimana va ai bagni pubblici! Si prenderà cura di Alice. La porterà al ristorante una volta a settimana, in vacanza all’estero quattro volte all’anno e le regalerà fiori per le feste! Forse va bene anche senza amore, fratello?
— Fratello, ti sei unito per caso agli Oscuri? Non è il corpo, ma la mente del tuo protetto che ha bisogno di essere purificata! E anche la tua!
— Se mi fossi unito agli Oscuri, non avrei avuto bisogno di chiederti per così tanti anni! — disse Bagnato offeso. — Bianco! Non sei mai stato un umano? Non sai cosa si prova?
— Hai letto le Tavole Astrali? Cosa c’è scritto del tuo protetto e del suo “amore”? È una lezione! Non è riuscito a superarlo per anni. Inoltre, questo sentimento non è soggetto né alle persone né agli angeli! I nostri protetti non sono registrati insieme nei loro passaporti celesti! Punto e basta! Il resto viene dal maligno. E tu, Bagnato, sai perfettamente chi ha Alice nel cuore. E pensaci sopra, sono categoricamente contrario! Ma, con tutta la mia volontà, non posso cambiare nulla!
***
Aeroporto di Nizhnekamsk, notte
I tassisti offrivano i loro servizi a chi era appena arrivato. Molti di loro avevano ombre scure invece degli angeli custodi. Il custode più luminoso se ne stava modestamente in piedi da qualche parte in lontananza, dietro la schiena di un tassista dall’aspetto sgradevole.
— Stammi bene, fratello! — Bianco si rivolse al custode più luminoso.
— Anch’io ti auguro buona salute. Come posso aiutarti?
— Guarda, questa ragazza arriverà qui a tarda sera del 4 aprile, — Bianco proiettò l’immagine di Alice nell’aria.
— Bella! La tua?
— La mia, sì. Quindi devo trasferirla sana e salva a Elabuga. Il tuo autista è il più luminoso qui. Metà della strada per Elabuga è rotta, non affiderò Alice ad altri.
— Dimmi il suo numero di volo.
Una copia del biglietto fu visualizzata nell’aria.
— Bene. Non serviremo nessun altro quella sera. Appena la tua Alice apparirà, glielo manderò immediatamente.
— Un’altra cosa. Ho esaminato lo Spazio delle Opzioni. C’è la possibilità di uno scontro frontale con un camion in arrivo dopo la curva. Ecco una foto dell’autista e il numero del camion. Trova il suo custode. Sembra che quell’uomo sia circondato solo da persone scure. Fai un accordo. Deve soggiornare in un’altra città invece di guidare quella notte.
***
Elabuga, notte
Bianco fece un giro degli alberghi e ne apprezzò uno. Gli angeli locali stavano chiacchierando di qualcosa sui divani della sala di reception. Bianco li salutò.
— Esattamente a mezzanotte tra il 4 e il 5 aprile, arriverà qui una ragazza. Vi invierà un’e-mail domani. Prenotatele la stanza numero 33. Fate un accogliemento come si deve, sarà il suo compleanno. Cucinate qualcosa di delizioso.
Un quaderno apparve nell’aria, uno degli angeli ci scrisse attentamente qualcosa.
— Oh, mi è venuta un’idea, fratello! — esclamò il cusode del cuoco. — Un amico del mio protetto compie gli anni lo stesso giorno. Lo festeggerà alla periferia della nostra città con fuochi d’artificio, un’orchestra e tutto il resto. Vuoi che lo spostiamo al nostro ristorante?
Bianco sorrise, annuì, ringraziò i presenti e si trasferì sul tetto di una piccola casa in periferia, non lontano dal cimitero. In quella casa viveva la direttrice del Complesso Memoriale di Marina Tsvetaeva. Bianco trovò il custode della direttrice, spiegò la situazione e chiese di organizzare un programma di escursioni al massimo. Decisero insieme dove Alice avrebbe pranzato. L’angelo della direttrice promise di preparare libri esclusivi come regalo per il compleanno dell’ospite.
***
Mosca, all’alba, la stanza di Alice
Alice sonnecchiava dolcemente, sorridendo a qualcuno nel sonno. Il custode sedeva accanto alla sua testa e sussurrava:
— Scrivi un’e-mail a Elabuga oggi stesso. L’albergo è proprio in centro. Prenotalo. E scrivi alla direttrice del Complesso Memoriale chiedendo di organizzare un’escursione. Mi senti?
Alice sussurrò qualcosa in modo indistinto. Il suo sogno fu proiettato sulla tenda della finestra, e l’immagine dell’Uomo in Bianco apparve su di essa.
— Alice! Che diavolo stai sognando? Elabuga! Albergo e programma d’escursioni!
La sveglia iniziò a suonare. L’immagine dell’Uomo in Bianco stava lentamente svanendo. Alice socchiuse gli occhi con disappunto, allungò la mano verso il telefono per spegnere la sveglia e aprì gli occhi. Pensando a qualcosa, si ricordò del suo viaggio a Elabuga: “Devo prenotare un albergo oggi. E informarmi sulle escursioni.”
Il custode esultò e accarezzò Alice sulla testa.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.4. Un VIP
19 marzo, mattina
Mosca, corridoio dell’appartamento di Alice
Alice stava andando alla fiera del turismo. Le era stato chiesto di creare da zero un nuovo progetto di destinazione turistica per un’azienda che vi esponeva. Lo sguardo di Alice cadde sul tavolino vicino alla porta con l’ultima copia del suo romanzo su un’Altra Realtà. Il giorno prima, Alice aveva messo di proposito il libro in quel posto ben visibile per non dimenticare di portarlo con sé la mattina dopo, perché…
Il custode camminava nervosamente avanti e indietro intorno ad Alice, cercando di ispirarla con l’azione giusta. Alice sospirò, agitò la mano verso il libro, dicendosi: “Non oggi… Un’altra volta…”. Aprì la porta e uscì dall’appartamento. Il custode perse il dono della parola, si lasciò cadere impotente a pavimento vicino al tavolo e si coprì il viso con le ali.
***
Mosca, centro d’eventi Crocus
Alice arrivò alla fiera e trovò una folla davanti all’ingresso. Tutti furono scansionati, costretti a togliersi le scarpe e a svuotare le tasche. Alice sospirò. Sì, lo sapeva… Verso l’ora di pranzo, l’ingresso fu completamente bloccato. Camminando tra i padiglioni, Alice incontrò una processione. Guardò la Persona Molto Importante che le passava lentamente accanto, ad un passo di distanza. Era l’occasione per dare al VIP il suo libro, quello lasciato a casa la mattina sul tavolo vicino alla porta.
Perché non aveva portato il libro con sé? Non aveva creduto allo scontro col VIP con la stessa facilità, quel giorno nel padiglione? Quando mai avrebbe avuto accesso diretto al VIP, se mai lo avesse avuto? Il custode, scuotendo la testa sconsolato, esclamò:
— Hai parlato con il Ministro della Cultura francese a Parigi. Gli hai dato un colpetto sulla spalla, con la stessa semplicità con cui bussi ad una porta, per farlo voltare e prestarti attenzione, dopo esserti intrufolata tra la folla, starnutendo alle guardie che lo circondavano come un muro da ogni parte. Gli hai parlato con tanta leggerezza in una lingua straniera e gli hai persino regalato le tue poesie! Ma sognavi di dare il tuo libro al VIP russo! Il libro in cui gli hai scritto una lettera in uno dei capitoli. O almeno, di passare il tuo libro a qualcun altro. Hai chiesto a tutti coloro che avevano accesso al VIP come farlo. A gennaio, ho trovato un modo per presentarti direttamente al VIP. Ho trovato nello Spazio delle Opzioni il modo in cui saresti arrivata qui e ora, al momento giusto nel posto giusto. Ho messo nella mente della proprietaria dell’agenzia di viaggi l’idea di creare da zero una destinazione di viaggio esoterica. Ho negoziato col custode del capo dell’Unione degli Scrittori per rilasciare un diploma alla madre del CEO dell’agenzia di viaggi. Mi sono assicurato che fossi tu a consegnare il diploma e non alla madre, ma personalmente all’amministratore delegato! Ho organizzato tutto in modo che durante l’incontro lui ti esprimesse l’idea di un nuovo progetto, e quel giorno tu “per caso” portassi con te il tuo libro su un’Altra Realtà e prendessi la decisione giusta di darglielo. Ho concordato con il custode della proprietaria che saresti stata selezionata tra tutti i candidati per guidare il nuovo progetto. E, nonostante oggi sia solo a metà sviluppo, ho quasi costretto la proprietaria dell’agenzia di viaggi a presentare il tuo progetto a questa fiera così che tu… Mio Dio! Cosa hai fatto, Alice? Come hai potuto?
Glamouroso apparve tra la folla. Si avvicinò a Bianco e disse sorpreso:
— Fratello, cosa ti prende? Sei diventato nero!
— Può succedere a tutti. Cosa vuoi?
— La fiera di Londra è tra meno di un mese. Il mio protetto ha già comprato i biglietti e prenotato un albergo. E Alice?
***
Verso le 15:00,
Mosca, l’Unione degli Scrittori
Bianco apparve nella Casa del Servizio alla Creatività.
— Ciao, fratello! — esclamò l’angelo custode della Donna. — Non ti avevo riconosciuto subito, sei così cupo! Qualcosa non va?
— È troppo lungo da spiegare. Dicono che la tua protetta stia organizzando un viaggio di scrittori alla Fiera dei Libri a Londra, giusto?
— Esatto.
— Dobbiamo mandare Alice a Londra come membro della delegazione. Non chiedermi perché.
— Se stai scherzando, sarebbe più figo chiederlo alla vigilia della partenza!
— Non è tutto. Non ha soldi per il viaggio. Dobbiamo risolvere la questione in qualche modo.
— Fratello, devi essere stanco! Hai bisogno di riposare! Come possiamo trovare i soldi per Alice in un’organizzazione pubblica senza profitto?
— Ha davvero bisogno di andarci.
— Beh, certo, Alice è una brava scrittrice. Ma pensaci, cosa ci farà lì? È una fiera specifica! Non come quella di Parigi! Parlare con il Ministro della Cultura è fuori questione.
— Non è quello di cui ha bisogno.
— Non è stata mai a Londra?
— È stata a Londra due volte, ma ha bisogno di incontrare un uomo lì.
— Perché non chiedi al custode di quell’uomo di mandarlo da Londra a Mosca? Non ha soldi né contatti utili?
— Al contrario, è molto ricco, ha molti contatti VIP e non c’è bisogno di mandarlo qui. Vive a Mosca.
Il custode della Donna si torse un dito alla tempia:
— Fratello, dovresti riposare! È dura per te con Alice, non è facile, lo so. Ma non al punto di complicare le cose così tanto!
— Ti prego. Bisogna fare così. Mandala a Londra.
Il custode della Donna sospirò:
— Ci proverò, ma non posso prometterti nulla. Ti farò sapere entro stasera!
***
mezzanotte, Mosca, cucina di Alice
Alice stava in cucina a lume di candela, leggendo con le carte il suo futuro, che riguardava l’Uomo in Bianco. Il custode di Alice, più cupo di una nuvola, era seduto sul davanzale lì vicino. Apparve il custode della Donna. Si sedette sul davanzale di fronte a Bianco e disse:
— Dille di accendere il telefono. L’ha spento troppo presto.
Bianco si rivolse ad Alice:
— Accendi il telefono, pecora ingrata!
Alice si alzò, andò in corridoio, cercò un telefono nella borsa. Dopo averlo trovato, lo accese, tornò in cucina e continuò a leggere il futuro.
Un minuto dopo squillò il telefono. Alice rimase in silenzio a lungo, ascoltando la Donna. Le pupille della ragazza si dilatarono per la sorpresa. Non riusciva a credere alle sue orecchie:
— Io?
Bianco espirò:
— Dio ti benedica, fratello!
— Non è così semplice, Bianco. Alice deve sacrificare qualcosa per questo.
— Cosa esattamente?
— Deve tornare a servirci nella Casa del Servizio alla Creatività.
— Troppe difficoltà per un giorno solo! Non puoi immaginare, quanto ho organizzato per portarla nell’azienda in cui lavora ora!
— L’hai fatto perché potesse incontrare il VIP, ma Alice ha perso la sua occasione oggi. Non ha senso che rimanga ancora lì. Lasciala completare e lanciare il progetto, e non appena…
— Fratello, ma…
— Sai perfettamente cosa le prepara il suo quadrante Zodiacale nel prossimo anno solare. Una parte dell’energia di Plutone nella Sfera VI verrà spostata sul lavoro per attenuare il colpo alla salute. Cerca di rendere la sua transizione indolore. Se non indovina o resiste come una pecora, il che è tipico di qualsiasi Ariete, dovremmo coinvolgere anche gli Oscuri. La Sfera VI è responsabile del Servizio e delle Malattie. Alice lo sa. O servirà gli altri o…
— Entro quale data dovrebbe tornare da voi?
— Non più tardi dell’inizio del periodo di Saturno, il 16 giugno. È fondamentale per Alice trasferire l’energia limitata da Saturno nella Creatività. Dove altro pensi che dovrebbe essere se non nella Casa del Servizio alla Creatività? A proposito, un anno fa, Alice è stata salvata dalla morte nell’incidente d’auto, anche perché era venuta a lavorare nella nostra Casa tre giorni prima dell’inizio del suo periodo di Saturno.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.5. Elabuga
4 aprile, sera,
Mosca, l’aeroporto di Vnukovo
Alice arrivò all’aeroporto. I ritardi dei voli venivano annunciati costantemente. Era nervosa, non poteva arrivare in ritardo. Il Solare non aspettava nessuno, si accendeva nel punto in cui trovava una persona. Un fotografo invisibile avrebbe premuto il pulsante della telecamera spettrale per fissare la posizione dei pianeti sopra il neonato, e il programma sarebbe partito.
Era il 4° giorno del 4° mese e il 4° giorno della settimana. In Cina, il 4 è il numero che porta la morte. Il precedente anno solare di Alice con Saturno in VIII (che potrebbe essere interpretato come l’obiettivo dell’anno era la Morte) sarebbe terminato solo la mattina successiva, e fino a quel momento doveva ancora sopravvivere in qualche modo. E se la Morte non si fosse fatta da parte dopo il suo incidente d’auto a giugno?
Comunque, l’imbarco di Alice iniziò in orario.
Alice salì sull’aereo. Bianco esaminò lo Spazio delle Opzioni. È possibile effettuare una scansione in anticipo, ma poiché ogni minuto un numero enorme di creature sulla Terra compie diversi passi a sinistra o a destra muovendosi nello spazio, le opzioni cambiano così rapidamente che all’ultimo momento potresti ritrovarti in un punto completamente diverso da dove ti aspettavi di essere il giorno prima.
L’aereo cominciò a muoversi ed era pronto al decollo, quando Bianco scoprì improvvisamente l’imprevisto e apparve immediatamente nella cabina di pilotaggio, afferrò la mano di un custode e gridò:
— Cosa stai facendo?! Fermati! Subito!
L’aereo si fermò.
— Ciao, fratello, cosa succede? C’è qualcosa che non va?
Bianco visualizzò una proiezione olografica dello Spazio delle Opzioni nell’aria, che improvvisamente divenne quasi reale al 100%. Il custode del pilota chiamato Decollante chiuse gli occhi per un attimo inorridito, poi disse:
— Gloria a Te, Signore, gloria a Te! Fratello, ascolta, come hai fatto a vederlo? Ho controllato tutto cinque minuti fa!
L’aereo riprese a decollare. Il custode del pilota lo fermò di nuovo.
— Va bene, Decollante, parto per la mia protetta, — disse Bianco. — In breve, hai capito, possiamo decollare non prima di 15 minuti. Gira come vuoi.
Decollante strinse la mano a Bianco con un sentimento d’immensa gratitudine. L’aereo decollò al quinto tentativo. Alice si addormentò.
***
L’aeroporto di Nizhnekamsk, notte
Alice lasciò l’aeroporto. Tassisti di ogni tipo le corsero incontro e si offrirono di accompagnarla nel posto giusto. Bianco disegnò l’anello “Non trasgredirmi” attorno ad Alice, e finché lei si mosse verso il tassista più luminoso, l’anello non si dissolse.
Alice era seduta in macchina accanto all’tassista. Lui le parlava di Elabuga e le leggeva poesie. I loro custodi erano sui sedili posteriori, a parlare delle vicissitudini del loro lavoro.
— Sei riuscito a prevenire l’incidente, fratello? — chiese Bianco.
— Sì! Ma ho dovuto far ubriacare fradicio l’autista del camion. Altrimenti, non ha funzionato. Per il ritorno, Alice deve prenotare un taxi in albergo. Il mio protetto partirà domani per andare dalla suocera, che ha bisogno d’aiuto, quindi non potrà accompagnare Alice. Ma gliene manderò uno non meno luminoso.
Alice ricevette una chiamata dalla direttrice del Complesso Memoriale di Marina Tsvetaeva, che le chiese del volo, se tutto fosse a posto. Confermarono l’incontro nella sala dell’albergo la mattina successiva alle 9.
***
Elabuga, notte, l’albergo in centro
Alice entrò nell’albergo e fu accolta gentilmente con sorrisi. Le dissero di aver visitato il suo sito web e di aver letto le sue poesie. Ad Alice furono consegnate le chiavi della stanza numero 33 e le fu detto:
— Se qualcosa non le va bene, possiamo cambiare stanza!
La stanza era molto comoda. Alice si addormentò all’istante. Bianco scese in corridoio per raggiungere i suoi colleghi e trascorse del tempo in piacevoli conversazioni in un ambiente vivace, in cui ogni membro condivideva i propri successi e fallimenti lavorativi.
***
5 aprile, mattina, Elabuga
Alice scese a fare colazione e rimase meravigliata dalla generosa selezione del buffet. L’angelo custode del cuoco le rivolse un sorriso compiaciuto e strizzò l’occhio a Bianco. La direttrice del Complesso Memoriale accompagnò Alice in un’escursione.
— Prima di tutto, ti porto alla Collina del Diavolo.
Alice alzò un sopracciglio per la sorpresa. Accadeva molto raramente, quando era davvero eccessivamente sorpresa. Bianco disse con gioia al custode della direttrice (entrambi seduti sui sedili posteriori dell’auto):
— Grazie, fratello! È esattamente il posto di cui ha bisogno in questo momento!
— Lo sentirà anche lei, vedrai!
L’auto si fermò in cima alla montagna. Tutto era innevato. Uscirono all’aria aperta e videro un’antica torre in lontananza.
— Posso farti una domanda indiscreta? Cosa ti ha portato da noi? — chiese la direttrice mentre si dirigevano verso la torre.
— Una lunga storia. In breve, sto modificando lo Spazio delle Opzioni. Più correttamente, il mio anno solare. Sto spostando il Sole fuori dalla Prigione, mettendo le Sfere nel ordine giusto.
Il custode della direttrice esclamò con ammirazione:
— Bianco! È un’esperta! Conosce queste parole!
— Solare è qualcosa di stellare, vero? — chiese la direttrice.
— La tua non è meno esperta! — rise Bianco.
— Sì, è una foto del Cielo, scattata il giorno del proprio compleanno, — rispose Alice alla direttrice.
— Quindi è il tuo compleanno oggi?
Alice annuì. Si avvicinarono alla torre. Il direttore iniziò il racconto dal modo in cui Marina Tsvetaeva era arrivata a Elabuga, passando per la strada direttamente sotto la Collina del Diavolo. Alice l’ascoltava, accarezzando la torre con le mani e provandola energicamente. La girò intorno in senso orario, appoggiò la schiena al muro, strizzando gli occhi verso il Sole.
— Alice, sei per caso una sensitiva, estrasensoria? — chiese la direttrice con un sorriso e continuò la storia. — C’erano una chiesa e una moschea in questo luogo di un tempio pagano. Comunque, non è sopravvissuto nulla tranne la torre. Ma la Collina del Diavolo è chiaramente un Luogo di Potere. Tocca la torre con entrambe le mani, esprimi un desiderio e sicuramente si avvererà. È desiderabile toccare i vecchi mattoni, non quelli con cui sono stati riparati i buchi. Secondo la leggenda, il Diavolo visitò questo luogo una volta. Desiderava ardentemente sposare la figlia del prete. Ma non parliamo di cose tristi! Esprimi un desiderio!
Alice espresse un desiderio, toccò i mattoni con entrambe le mani e sorrise. Il custode della direttrice ridacchiò, ma Bianco era inorridito:
— Dannazione! Fratello, immagina, ha una pessima combinazione di pianeti, ma la vedi? Sto facendo del mio meglio per allontanarla dall’abisso, nel frattempo, nel Luogo del Potere, sta esprimendo un desiderio di…
— D’amore, fratello!
— È ora che lei pensi ad un altro amore! — esclamò Bianco con rabbia.
— L’amore è sempre uno, quello Divino, fratello. Il resto non è amore. Lo sai tu stesso.
— Ciò che conta è chi amare! Hai visto l’immagine di quello in Bianco?
— Tu stesso sei in bianco! Sembra che tu sia geloso! Sei arrabbiato, quindi ti sbagli!
La direttrice portò Alice a visitare tutti i luoghi d’interesse della città, organizzò un’escursione al museo di Marina Tsvetaeva, alla biblioteca dell’Epoca d’Argento, alla Casa della Memoria. Alice fu accolta gentilmente, le furono dati libri rari e interessanti, e lei stessa regalò i suoi libri. Mentre pranzava in una taverna del Museo di Storia, Alice discusse con la direttrice dell’arrivo di una delegazione ufficiale di scrittori da Mosca all’XI Falò in commemorazione di Tsvetaeva, in ottobre. Per tutto il giorno, Alice riceveva periodicamente telefonate dai suoi conoscenti che le facevano gli auguri per il suo compleanno. Dopo pranzo, Alice e la direttrice fecero una gita al cimitero.
— Ci sono dei pini qui, e Marina amava i sorbi. Così le abbiamo costruito un cespuglio di sorbi! Ti piace? — chiese la direttrice ad Alice.
Sul cespuglio metallico di sorbi c’era una targa con una quartina di Tsvetaeva, che Alice aveva scelto una volta come epigrafe per una sua poesia. La direttrice espresse diverse versioni sul luogo di sepoltura di Tsvetaeva, poiché il monumento era stato installato simbolicamente, e condusse Alice attraverso i cumuli di neve verso la tomba sconosciuta, che molti consideravano proprio “il posto sotto il pino biforcuto”.
Gli angeli custodi si spostarono leggermente a destra. Alice fece un paio di passi nella loro direzione e si fermò lì vicino. Fu attratta da lì.
— Alice, chiedile mentalmente di aiutarti, — disse il custode della direttrice.
Alice si rivolse a Marina Tsvetaeva mentalmente, senza riuscire a esprimere a parole i suoi pensieri, e sentì nella sua mente un verso: “O zelante custode dei poeti, salvami dai guai!”
Bianco sospirò:
— Almeno qui, stai pensando nella giusta direzione.
La sera, Alice stava camminando da sola nel centro storico della città. Trovò una panchina magica vicino al ponte, con la vista sulla Chiesa, e l’Albero dei Desideri, su cui la gente era solita appendere ogni sorta di cose come lucchetti, nastri e simili, in attesa di miracoli. Non avendo nulla da appendere, Alice era triste.
— Basta sedersi sulla panchina magica, — disse Bianco. — Inoltre, puoi riposare un po’.
Alice si sedette obbediente e iniziò a pensare a qualcosa. Il custode le lesse nel pensiero e le afferrò la mano:
— No, no! Lascialo… Andiamocene! Non riesco a vedere l’Uomo in Bianco accanto a te, nemmeno quello virtuale!
Alice continuava a dondolare le gambe come se nulla fosse successo e non aveva assolutamente nessun’intenzione di lasciare la panchina.
— Sei una pecora! — affermò Bianco e dopo una pausa aggiunse: — No! Sei un gregge di pecore!
***
5 aprile, notte, Elabuga, l’albergo in centro
Alice ordinò un taxi per l’aeroporto per le 4 del mattino e si sedette sul davanzale della finestra, guardando fuori nella notte. Il suo angelo era seduto di fronte. Al piano di sotto, nel ristorante, stavano festeggiando qualcosa.
— Tanti auguri a te! — cominciarono a cantare a squarciagola.
“Quindi qualcuno compie gli anni oggi, — pensò Alice tristemente, — proprio come me.” Sì, Alice era triste, perché nessuno di coloro a cui aveva scritto tante poesie sull’amore le aveva fatto gli auguri. “Perché allora scrivere qualcosa?” — le balenò in mente, ma… tirò fuori il telefono dalla tasca e cominciò a digitare alcuni versi che sgorgavano dalla notte. Non appena ebbe finito e salvato la poesia in bozze, la compagnia dei festeggianti uscì in strada proprio sotto la finestra di Alice e, tra le gioiose esclamazioni di “Tanti auguri a te!”, organizzò un grande spettacolo pirotecnico.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.6. Le cifre
6 aprile, mattina
Mosca, un laboratorio medico
Alice tornò a Mosca. Doveva partecipare all’evento dell’Anziano alla Casa del Servizio alla Creatività a mezzogiorno.
— Alice, oggi è il 6 aprile. Hai un volo per Londra il 12. Prima di partire, cosa volevi fare? — chiese il custode.
Alice ricordò di aver programmato di andare dal medico, ma il medico le avrebbe chiesto i risultati degli attuali marcatori tumorali. Ad Alice non piaceva andare dai medici. Li visitava molto raramente, al massimo con la frequenza del suo compleanno, e riceveva i loro sospiri di rimprovero, perché, data la predisposizione ereditaria, le imponevano di visitarli una volta ogni sei mesi. Prima di andare all’evento dell’Anziano, Alice corse al reparto vampiri più vicino, aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dove donò il sangue per i marcatori tumorali e, con un senso di dovere a metà adempiuto sia nei confronti dei vampire e dei medici che del suo corpo terreno, si recò alla Casa del Servizio alla Creatività.
Bianco apparve nel laboratorio:
— Ciao, Occhi Rossi! Ho bisogno d’aiuto.
Il custode dell’assistente di laboratorio si voltò. I suoi occhi avevano davvero un bagliore rossastro, ma indossava un camice bianco.
— Ciao, fratello! Non chiedermi falsificazioni! Sono già venuti molti custodi, ognuno con un pretesto plausibile. Ma poi, sono io a ricevere gli “infernali” dall’Alto! Da diversi anni chiedo di trasferire il mio protetto in un altro reparto! Guarda, persino io ho quelle maledette essenze negli occhi! E nota bene, cosa sta succedendo qui intorno a noi!
C’erano moltissime entità Oscure di ogni genere, che cercavano di avvicinarsi all’ambita prelibatezza. Un paio d’angeli custodi tenevano la difesa con i loro incessanti canti di preghiera, mentre il custode dell’assistente di laboratorio analizzava scrupolosamente l’energia della porzione successiva del sangue più fresco per i corrispondenti registri nelle Tavole Astrali.
— Lo chiedo davvero per un buon motivo! Non verrai punito per questo! Vuoi che lo firmi sulle Tavole?
— Nessun dubbio, per un buon motivo! Uno è venuto qui così l’altro giorno. Ha quasi giurato sulla Bibbia dicendo: “Per un buon motivo, cambia una cifra nel gruppo sanguigno! Che differenza fa se è I o IV, visto che una persona con IV può ricevere qualsiasi tipo di sangue trasfuso senza soffrire”. Grazie a Dio, ho valutato le opzioni! Il suo protetto con la moglie sarebbe stato in macchina un mese dopo e — bang! — si sarebbe schiantato. Beh, la moglie, col gruppo sanguigno I, avrebbe avuto urgente bisogno di sangue. Suo marito, con lo stesso gruppo I, avrebbe pensato di avere il gruppo IV, che non corrisponde al gruppo I, e l’avrebbe rinunciata alla trasfusione. E mentre loro avrebbero cercato il gruppo I, sua moglie lo avrebbe salutato dal Cielo e sarebbe volata più in alto! Quindi, non tentarmi, fratello! Non farmi valutare lo Spazio delle Opzioni per 100 anni in avanti. Non c’è bene senza male!
— Il mio caso è più semplice, Occhi Rossi. I marcatori tumorali devono essere aumentati.
— Aumentati? Per cosa?
— Per tenere la mia protetta sulla Terra.
— Fratello, non capisco il collegamento.
— Se i risultati rimangono come sono, andrà dal medico al massimo tra un anno. Ma tra sei mesi dovrà incontrarmi, e la necessità di andare dai medici scomparirà insieme al suo corpo terreno. Devo in qualche modo spingerla! Capisci? Non c’è tempo per farla rilassare.
— Quindi quanto devo alzarli?
— Beh, in modo che capisca che qualcosa non va, ma allo stesso tempo non si spaventi troppo!
Occhi Rossi rifletté per un attimo:
— No, fratello. Mi dispiace. Non posso. Se mi porti un permesso dall’Alto, allora va bene. Altrimenti, no.
Bianco sospirò profondamente e scomparve.
***
A mezzogiorno, Mosca, l’Unione degli Scrittori
Alice apparve nella Casa del Servizio alla Creatività. Quasi tutti erano già radunati lì. I presenti salutarono Alice, le chiesero del viaggio a Elabuga. Alice promise di organizzare un viaggio per un gruppo di poeti all’undicesimo Falò di Marina Tsvetava. Apparve il custode dell’Anziano, seguito dall’Anziano con sua moglie di nome Speranza. L’evento ebbe inizio. Alice si sedette di fronte all’Anziano e vide il Cielo al posto di lui. Sì, il Cielo, perché nell’Anziano c’era molto più Cielo che Terra. Alice voleva trattenere l’Anziano sulla Terra, ma non sapeva come aiutarlo e stava per piangere. Il custode dell’Anziano diresse i raggi dell’Amore Divino verso la ragazza. Alice recitò le sue poesie davanti al pubblico e all’Anziano, che la elogiò con parole calorose.
Bianco, dopo aver scambiato un paio di pensieri col custode dell’Anziano, scomparve. L’evento giunse al termine. Alice accompagnò l’Anziano alla porta.
— Faccia come Le dice Speranza, — gli disse Alice e con tenerezza celeste gli passò una mano sulla schiena curva.
***
Non era ancora sera, l’Ufficio Celeste
Bianco entrò nell’Ufficio Celeste e chiese udienza al Capo del Consiglio per la Vita e la Morte.
— Mi serve il Suo permesso, — disse Bianco rispettosamente.
Il Capo aprì e sfogliò le Tavole Astrali e il Libro della Vita di Alice, e sospirò dicendo stancamente:
— Sai quante volte è già rimasta sulla Terra invece di venire da noi.
— Certo, — concordò il custode.
— Non farmi ripetere la lezione della prima elementare. Ogni essere umano ha il momento di transizione più favorevole. Qualcuno lo sta attraversando, e qualcuno se ne va prima. La tua Alice ha vissuto diverse vite in una sola. Ogni volta, nel momento più favorevole successivo, hai cercato di convincere il Consiglio a non cambiare il suo corpo terreno. E noi l’abbiamo accettato. Ti sei impegnato a completare determinati compiti. Ma questo non può andare avanti all’infinito. Guarda il suo quadrante Zodiacale dell’anno in corso e di quello successivo…
— Sono il suo angelo custode.
— Ma questo fatto non significa che tu, anche con il nostro permesso, sarai onnipotente per sempre. Un giorno non sarai in grado di tenere Alice sulla Terra. E nemmeno lei lo vorrà.
— Ma se c’è la minima possibilità di salvare il corpo umano, dovrebbe essere persa?
— Un salvataggio non è sempre appropriato. A volte è meglio lasciare l’anima andare.
— Chiedo il permesso solo per un segno, e non per la sua vita.
— Lascia Alice a se stessa. Lasciatela sentire. Se è pronta a vivere nello stesso corpo alla fine della fase successiva senza riposo intermedio, non avrà bisogno di segni, credimi. Ma se non è pronta, allora nessun segno la aiuterà. Mi sbaglio?
L’udienza era finita. Bianco strinse le dita a pugno e scomparve.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
***
Già sera, Mosca, un posto glamouroso
Bianco apparve in un posto glamouroso, trovò Glamouroso ad un tavolo glamouroso, circondato da persone glamourose e lo prese da parte:
— Ascolta, fratello, c’è una piccola cosa da fare. Lascia in pace il tuo peccatore solo per pochi minuti!
— Per un posto lussuoso, spero? — Glamouroso fece le fusa con un sorriso felino.
— Il più lussuoso!
Entrambi gli angeli scomparvero e apparvero alla porta del laboratorio medico. Molte entità Oscure cominciarono ad esaminare Glamouroso dall’alone ai piedi con curiosità.
— Oh, Bianco! Perché mi hai portato qui? Non è per niente glamouroso dentro! Non sopporto la vista del sangue! E ce ne sono troppi Oscuri come la sporcizia qui!
— Ascolta, fratello. Se vuoi che il tuo peccatore abbia il tempo di restituire i suoi debiti ad Alice, aiutami. Non ti costa niente! Vai dal custode dell’assistente di laboratorio e chiedigli di andare con te dove vuoi, anche sul tetto di Carlson, o in un casinò segreto, scegli tu. Parlagli di questo e quello per 5 minuti e sarai libero.
— È tutto? — Glamouroso era sorpreso. — Perché ne hai bisogno, Bianco?
Bianco non rispose nulla e si smaterializzò. Glamouroso sospirò, entrò nel laboratorio e, con un pretesto plausibile, portò Occhi Rossi in un posto lussuoso.
***
La mattina dopo, Mosca,
l’ospedale oncologico n. 1
Alice corse dai vampiri, prese i risultati del sangue donato e li confrontò con quelli precedenti. Un indicatore era sceso. Un altro era più alto della norma. In realtà, non tanto da svenire, ma sulla strada per l’ufficio, Alice andò comunque alla clinica, dove la sua dottoressa medica lavorava da molti anni, per fissare un appuntamento prima di partire per Londra.
— La dottoressa N. ci ha lasciati per un’altra clinica, — disse la receptionista con un sorriso. — Scriva il suo numero telefonico!
Alice scrisse e compose il numero e sentì ripetere con un sorriso:
— La dottoressa N. è ad un seminario all’estero. La chiami a maggio, per favore.
Alice era un po’ nervosa, così andò dalla seconda dottoressa per una scansione del corpo terreno e dormire sonni tranquilli. Bianco cercò di negoziare con il custode della dottoressa affinché dicesse ad Alice di aver visto qualcosa che non c’era ancora. Ma quell’ultimo, come Occhi Rossi in laboratorio, rifiutò l’idea.
— Quindi posso rilassarmi? — chiese Alice.
— Sì, Alice, non c’è niente di nuovo, — sorrise la dottoressa e firmò i suoi documenti.
***
Sera, Mosca, la caffetteria “Alibi”
Alice stava tenendo un evento letterario in una caffetteria. La sala era piena. Molti ospiti, sapendo che era il suo compleanno, arrivarono con regali e fiori. Alice sorrise e annunciò un concorso intitolato “Un sorriso rende tutti più luminosi!” Gli angeli custodi (e, fortunatamente, erano quasi tanti quanti erano gli ospiti, perché gli ospiti di Alice erano per lo più luminosi) chiacchieravano pacificamente.
Quando tutti coloro che desideravano partecipare al concorso ebbero finito di recitare le loro poesie, Alice scese dal palco al suo tavolo dietro la colonna, che era già diventata la sua “propria”, per contare i risultati del voto del pubblico.
Bianco apparve sul palco. Si rivolse ai custodi presenti nella sala, e rimasero in silenzio, mentre la gente chiacchierava.
— Fratelli! Pace ai vostri protetti e meno preoccupazioni per le vostre ali! — disse Bianco dal palco.
— Altretanto per la tua, Bianco! — risposero gli angeli.
— La mia Alice entrerà presto nel suo periodo di Saturno e avrà bisogno d’aiuto. Ha sempre aiutato e continua ad aiutare, per quanto possibile, molti degli umani presenti nella sala.
— Hai ragione, fratello! — annuirono gli angeli, ricordando ciò, che Alice aveva fatto per i loro protetti.
— Pertanto, chiedo a ciascuno di voi di aiutarla il più possibile nei momenti difficili.
Gli angeli annuirono in segno di comprensione e diressero raggi di Luce verso Alice. Alice salì sul palco per annunciare i risultati del concorso. Bianco lasciò il palco. La gente rimase in silenzio in attesa dei risultati. Gli angeli si immersero in una conversazione pacifica.
Alice tornò al suo tavolo per parlare con la sua cara amica Svetlana, che era venuta a fare gli auguri ad Alice per il compleanno. I loro angeli rimasero al tavolo accanto a condividere le ultime novità.
— Alice, raccontami della competizione a cui hai partecipato! Hai detto che hai recitato da qualche parte a fine marzo! — chiese Svetlana con interesse.
— Ah, sì, ci ho partecipato. È vero, non volevo, ma mi hanno chiamato e mi hanno chiesto di partecipare. Di conseguenza, in un modo strano e miracoloso, sono arrivata in finale, ma vincere è irrealistico, quindi puoi scordarti di quella competizione.
— In un modo strano e miracoloso! L’hai sentito, Lucido? — esclamò Bianco, rivolgendosi al custode di Svetlana. — Prima è apparso Glamouroso, dicendo che aveva un altro piano elaborato, come spingere il suo peccatore a pagare il suo debito ad Alice, e ho dovuto trattare con gli organizzatori della competizione per chiedere ad Alice di partecipare. Se sapessi, fratello, quanto mi è costato! Ho dovuto far fuori uno dei membri della giuria. Beh, temporaneamente, intendo, mandarlo al buffet, mentre Alice recitava sul palco.
— Il peccatore di Glamouroso non incontrerà Alice a Londra?
— Si incontreranno. Voleremo il 12 per farli incontrare. Ma Glamouroso, dovrebbe avere tutto lussuoso, con decorazioni, ama le esclusive e le complicazioni!
— Com’è stato il tuo viaggio a Elabuga? Senza complicazioni? — chiese Svetlana.
— Senza, — rispose Alice seccamente.
Bianco borbottò:
— Senza? L’aereo ha dovuto fermarsi quattro volte al decollo e l’ho salvata da una collisione frontale con un camion sulla strada Nizhnekamsk-Elabuga. E lei dice, senza! Le hanno dato un’accoglienza così calorosa! Persino coi fuochi d’artificio! Sai, Lucido, a cosa pensava lei tutto il tempo? Quell’Uomo in Bianco non l’ha chiamata! Come altri come lui, i peccatori. Si ricordano di lei? Indovina! Probabilmente lei morirà, pensando ancora a quello in Bianco con la coda e gli zoccoli! Dimmi, Lucido, perché? Per tutta la vita Alice è attratta esclusivamente dalle personalità oscure!
Lucido rise:
— Pensi che la mia Svetlana sia migliore? Tutti hanno la stessa cosa. Non si rendono conto da cosa li stiamo salvando! Gli umani tendono a guardare il mondo esclusivamente con due occhi, notando solo ciò, da cui non siamo riusciti a salvarli. Una volta Svetlana ha avuto una disgrazia relativamente piccola. Era in ritardo a causa del traffico. Le ho salvato la vita in quel modo, ma invece di ringraziarmi e rallegrarsi, si è arrabbiata!
— Quindi ora andrà tutto bene per te! — disse Svetlana. — Il Sole è stato spostato fuori dalla Prigione e le Sfere sono state spostate in modo tale da poter influenzare la situazione.
— Poter influenzare… Lucido, come ti sembra? — Bianco non riusciva a calmarsi. — Non potranno influenzare nulla, se non c’è il permesso dall’Alto! La maggior parte dei loro eventi è il risultato dei nostri segni e delle nostre azioni in una complessa catena d’interconnessioni organizzate da noi in anticipo o addirittura all’ultimo momento, ed esclusivamente a loro vantaggio! Tuttavia, credono ancora nelle favole, che noi, gli angeli custodi, non esistiamo! Che raggiungano tutto nella vita esclusivamente col loro cervello terrestre! Si immaginano Figli di Dio, mentre sono semplici sognatori ciechi!
— Bianco, questi sognatori, sebbene ciechi nei sogni di Dio, probabilmente sanno che esistiamo, ma a livello del Subconscio. Quando si sveglieranno e finalmente ci incontreranno, il loro sogno scorrerà come un film e in tutte le dimensioni, e diventerà ovvio: dove, cosa, perché e per cosa. Però se le persone potessero vederci e comunicare con noi, perché mai dovrebbero venire a sognare sulla Terra? A proposito, quando eri un sognatore, credevi nel tuo custode?
Bianco sospirò. Improvvisamente, Glamouroso apparve lì:
— Ciao, fratelli! Bianco, sono qui per le tue ali. Alice ha ottenuto il visto britannico?
— Domani. È tutto a posto, ho controllato. Ho visto il timbro coi miei occhi.
— Fantastico! — esclamò Glamouroso, sfregandosi le mani. — Allora alla vigilia della fiera dei libri, proprio lì, a Londra, incontriamoci per discutere i dettagli!
— Glamouroso, hai già visualizzato un ombrello? — chiese Lucido sorridendo.
— Perché mi serve un ombrello? — Glamouroso era perplesso.
— Piove a catinelle a Londra. Se le tue ali si bagnano, perderai il tuo aspetto glamouroso!
Gli angeli scoppiarono a ridere. Glamouroso finse di esser offeso e scomparve.
— Non rilassarti troppo, Alice, — disse Svetlana. — Nona ti ha parlato di quest’anno. E ha visto un intervento chirurgico, non qualcos’altro.
— Per ora tutto va bene. Vado dal medico in autunno. Non voglio rovinarmi l’estate. Soprattutto perché quest’anno il periodo di Saturno cade in estate.
— Ecco, ESTATE! Hai un periodo di Saturno in ESTATE! Sarà troppo tardi in autunno! — gridò Bianco. — Come posso farti entrare in mente questo, se tutto il suo spazio è occupato esclusivamente da quello in Bianco?!
— Non preoccuparti, fratello! Saturno è ancora tra due mesi. Ci sono tanti modi! — lo rassicurò Lucido.
— Alice, l’Uomo in Bianco ti ha chiamata? — chiese Svetlana con cautela. Alice scosse la testa in segno di diniego. Svetlana disse ottimisticamente: — Lo incontrerai sicuramente, vedrai!
Bianco si coprì la testa con le ali per l’orrore. Lucido scoppiò a ridere.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.7. Un sogno di Londra
Londra, aprile, una mattina piovosa,
alla vigilia dell’apertura della Fiera dei Libri, nella sala dell’albergo
La delegazione di scrittori si era riunita per un tour della città. Una guida londinese apparve ed iniziò a controllare i presenti sulla lista. Bianco si avvicinò al custode della guida. Quell’ultimo appariva confuso, il che sembrava comune a tutti agli angeli custodi a Londra.
— Salute, Nebbioso!
— Salute, Bianco!
— Come va qui, a Londra?
— Nessun cambiamento, piove! Un oligarca del vostro paese è stato trovato affondato l’altro giorno. Il corpo della nostra Donna di Ferro verrà seppellito mercoledì. Il resto è nei tempi previsti, piove mattina, pomeriggio, sera e notte! Pensa, essendo un essere umano, non mi piaceva la pioggia, e così, come lezione d’umiltà, mi hanno mandato qui come custode!
— Mi è familiare. Non mi piacevano le città rumorose e ora lavoro a Mosca. Ho un compito per te. Ecco la mia Alice nel gruppo, guarda laggiù, vedi, questa piccola. Devo assolutamente portarla al binario 9 e 3/4 proprio oggi.
— A Hogwarts per l’addestramento? — chiese Nebbioso incredulo.
— No, non dovrebbe andare così lontano! Alice non ha nemmeno bisogno di quel binario, quanto piuttosto di…
— Una bacchetta magica?!
— Beh, credo che non se ne andrà senza, ma deve comprare un oggetto unico, in vendita esclusiva nel negozio d’oggetti magici di quel binario, per tornare indietro nel tempo.
— Ah, Giratempo!
— Esatto! Alice ha sentito parlare dell’esistenza della piattaforma, ma non sa che esista nella realtà terrestre. Nessuno ha pensato di farci un giro. Per cominciare, informa Alice che esiste una piattaforma del genere, e non da qualche parte, ma proprio qui, a Londra. Quando la tua guida comincia a parlare delle attrazioni, fagli raccontare anche della piattaforma. Lascia che spieghi nei dettagli come arrivarci.
— La tua Alice è una scrittrice delle favole o cosa?
— No, ma crede ancora alle favole.
— Capisco! Bene, fratello! Svegliala al momento giusto! Sai, quando il mio protetto parla a lungo, molti turisti si addormentano.
***
Il tour delle attrazioni di Londra,
giorno, pioggia
Era un tour in autobus e Alice era felice, a causa del diluvio. Ad un certo punto, il monotono discorso della guida fece addormentare Alice, ma sentì qualcuno spingerla sul fianco e tornò alla realtà. La guida disse distintamente:
— A proposito, qualcuno ha bisogno di una bacchetta magica? Sono davvero magiche e si vendono al binario 9 e 3/4 a Londra! In realtà, si può attraversare il muro, comprando un biglietto per Hogwarts lì. Ma vi avvertisco: i biglietti sono venduti solo in una direzione, non di ritorno!
Alice alzò un sopracciglio, mostrando allo stesso tempo estrema sorpresa e indescrivibile gioia e chiese:
— Come si arriva?
— A Hogwarts? Attraversa il muro e sali sul treno, — rise la guida. — Il binario è alla stazione di King’s Cross.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
***
Il binario 9 e 3/4, sera, pioggia
Alice prese la metropolitana per la stazione ferroviaria King’s Cross. La moderna stazione sembrava un aeroporto. C’erano negozi come il Duty Free ovunque, un gigantesco display con le partenze e gli arrivi dei treni, uscite per numerosi binari, annunci informativi costanti…
Alice vagava lentamente, cercando di trovare il desiderato 9 e 3/4. Un poliziotto, in piedi alla biglietteria con sguardo serio, diede ad un passeggero informazioni sulla partenza del treno. Alice si avvicinò al poliziotto e disse con voce seria:
— Ho bisogno del binario 9 e 3/4.
Il poliziotto, con la stessa identica voce seria, rispose come trovarlo. E finalmente, Alice si fermò gioiosamente. Sotto l’agognato cartello sul muro di mattoni, c’era una folla di persone con le valigie! Tutte quelle persone erano in coda per attraversare il muro e raggiungere Hogwarts! Alice si piazzò in coda. Quando arrivò il suo turno, come tutti i giovani maghi, saltò in piedi, librandosi per un attimo in aria sopra il suo carrello dei bagagli prima di attraversare il muro ed entrare in un’Altra Dimensione. Bianco sorrise:
— È proprio questo che mi piace di te! Ma non devi andare a Hogwarts, o almeno non adesso. Torna indietro e gira la testa a destra.
Alice atterrò obbediente, girò a destra e trovò un cartello con la scritta “Articoli Magici”. Entrò nel negozio e si fermò. Davanti a lei, c’erano vetrine con molti oggetti magici e una musica incantevole risuonava. Alice si avvicinò alle bacchette e il suo corpo astrale iniziò a danzare da gioia. Accanto a lei, c’erano molte persone dall’aspetto adulto, come lei. Prendevano le bacchette in mano, le tastavano, le annusavano, le provavano energicamente, facendo ogni sorta di movimento nell’aria e persino dicendo qualcosa.
Bianco si rivolse agli angeli custodi dei presenti nel negozio:
— Colleghi! Liberate il passaggio verso la vetrina più lontana! La mia incantatrice ha bisogno di Giratempo.
I custodi incitarono con entusiasmo i loro protetti a lasciare il negozio, che si diressero verso l’uscita. Gli angeli circondarono Alice e le sussurrarono in entrambe le orecchie con un sorriso:
— Giratempo! Giratempo! Giratempo!!!
Incantata, Alice si avvicinò alla vetrina più lontana nell’angolo e si fermò, guardando una strana minuscola clessidra all’interno di più cerchi, ognuno dei quali recava un incantesimo sul Tempo e sullo Spazio. Il Tempo poteva essere ruotato in diverse direzioni. L’oggetto magico era appeso ad una catenina e poteva essere usato come gioiello. Col fiato sospeso, Alice chiese al venditore di mostrarle un oggetto sconosciuto col promettente nome di Giratempo. Cinque minuti dopo, Alice lo comprò e lo nascose con cura nella borsa.
Bianco sorrise compiaciuto e disse:
— Qualunque cosa faccia la bambina divertendosi, va bene, se non…
***
L’albergo, notte, pioggia
Tornata nell’albergo, tremando un po’, Alice tirò fuori la bacchetta magica e Giratempo, esaminando gli oggetti a lungo, poi iniziò a ruotare con cautela i cerchi del Tempo verso sinistra, cioè indietro.
Il fantasma dell’Uomo in Bianco apparve nella stanza. Bianco chiuse gli occhi con forza. Ma chiudere gli occhi non aiuta affatto gli angeli, è la loro abitudine di una vita precedente, quando erano umani e vedevano la realtà esclusivamente con la loro vista terrestre. Bianco aprì gli occhi e disse stancamente:
— Alice, ma no! Giralo ancora, ancora! Non per due o tre anni!
Alice continuò a girare il Tempro indietro, poi si fermò, posò l’oggetto sul tavolo, prese la sua bacchetta magica e, sussurrando qualcosa di completamente sgradevole all’udito del suo custode, disegnò alcuni segni nello spazio. Stanca, ma assolutamente felice, Alice si addormentò.
***
Il primo giorno della Fiera, l’albergo, mattina, pioggia
Alice si svegliò a malincuore, trascinandosi in bagno semiaddormentata. Glamouroso apparve sulla soglia e salutò Bianco:
— Allora, fratello, ora va alla fiera e… — ma la frase fu interrotta da un bussare alla porta della stanza.
— Chi è? — Glamouroso era indignato.
Bianco sorrise:
— Tranquillo, sono nostri, quelli della Luce.
Alice uscì dal bagno e aprì la porta. Sulla soglia c’era un uomo basso e rasato e il suo angelo custode. Quell’ultimo aveva un’aria piuttosto cupa e altrettanto cupamente disse:
— Ciao, fratelli…
Alice salutò gioiosamente l’ospite, e gli angeli accolsero allo stesso modo l’angelo cupo.
— Fratello, sei uno di Luce, ma sembri una nuvola! Chi è il tuo protetto? — chiese Glamouroso sorpreso.
— Uno scrittore.
— Scrive male? — Glamouroso non si arrese.
— Non male, ma… in ogni storia uccide tutti, in modo cupo e sofisticato. Ho cercato di riorientarlo, ma senza successo.
— Ascolta, Bianco, spero che il cupo scrittore non ci impedisca di realizzare il nostro piano glamouroso?
Cupo sospirò tristemente e si sedette sul letto accanto a Bianco.
— È un assassino solo nelle storie, ma è buono nella vita. Siamo arrivati qui stasera per la Fiera. Aiuterà Alice a portare i libri allo stand. Se non ti dispiace, faranno due passi insieme per Londra di sera.
Glamouroso annuì. Bianco sorrise. Alice condusse lo Scrittore al tavolo, dove riposavano i suoi artefatti magici, ed esclamò con ammirazione:
— Guarda! Ieri ho comprato una bacchetta magica e Giratempo!
— Ce l’ha fatta! — fece le fusa Glamouroso felice.
— Inoltre, ha girato il Tempo indietro, — disse Bianco.
— Che ragazza obbediente! Brava ragazza! — Glamouroso elogiò Alice.
— No, non lo è. È una pecora! L’ha fatta girare solo per 2–3 anni. Non riesco a toglierle dalla testa l’Uomo in Bianco!
Cupo guardò Alice perplesso.
— Allora com’è girata? Funziona? — rise lo Scrittore.
— Non lo so ancora, — rise Alice. — L’ho fatto ieri sera. Vedremo!
Alice mostrò allo Scrittore una pila di libri da trasportare allo stand. Lo Scrittore scosse la testa cupamente, ma ripose i libri nella sua valigia in silenzio. Glamouroso sospirò:
— Bianco, allora il nostro piano va corretto. Faremo l’incontro dei nostri protetti domattina. Oggi Alice ci va con lo Scrittore, ma è meglio per lei essere incontrata da sola, faccia a faccia. Inoltre, non è esteticamente gradevole farli incontarsi con queste valigie! Insomma, ti troverò stasera e ti farò sapere dove e a che ora.
— Una volta facevo anch’io gli incontri, — ammise Cupo imbronciato.
— Allora ci sei riuscito? — chiese Glamouroso.
— Niente successo…
— Sai, fratello, è tutto perché l’hai fatto in modo cupo! — rise Glamouroso. — Mentre noi usiamo un approccio lussuoso!
***
Londra, la Fiera dei Libri
Alice allestì lo stand. Dopo aver scattato alcune foto, gli scrittori della delegazione rimasero lì. Alice lasciò lo stand. Dovette girare per tutti i padiglioni per stabilire contatti letterari commerciali. La fiera era enorme. Alice si sentì molto stanca e stordita.
— Ehi, pecorella mia, lascia il non passato per domani! Riposati un po’! — le sussurrò Bianco, ma Alice continuò ostinatamente a camminare finché non rimase più uno stand non visitato. Alice emise un sospiro di gioia “Evviva!” e scrisse un messaggio allo Scrittore. Lui la richiamò. Si incontrarono all’uscita e andarono a fare una passeggiata per la città.
Strano, ma non pioveva, sebbene il cielo fosse pieno di nuvole enormi. Camminarono da Piccadilly all’Abbazia. Tuttavia, quell’ultima era già chiusa, ma un negozio di souvenir era aperto. Lo Scrittore guardò in silenzio i souvenir, poi si avvicinò ad Alice, che stava meditando davanti alla croce celtica, la prese per mano e la condusse ad una vetrina con delle corone. Erano piccolissimi, come un ditale.
— Comprane una per te, — disse lo Scrittore a bassa voce, e Alice lo guardò sorpresa. — Sei arrivata in finale del concorso “il Re dei Poeti”. Compralo e lo vincerai.
— È impossibile vincerlo!
Lo Scrittore scosse la testa e insistette ostinatamente:
— Non costa niente. Sei così avido? Credi nella magia. Certo, non puoi mettertelo in testa, ma con una catena al collo, perché no?
Alice sicuramente credeva nella magia, pur non credendo alle parole dello Scrittore, ma comprò la corona.
Bianco sospirò sconsolato e si rivolse a Cupo:
— Perché all’improvviso c’è così tanto ottimismo e fede nella magia nel tuo Scrittore? Nello Spazio delle Opzioni, al momento, Alice non ha alcuna possibilità di vincere. Dovrai rispondere delle sue parole.
— Sai, Bianco, dovrò già rispondere di così tante delle sue parole, quando tornerà da noi dal suo sogno, che questo trucco con la corona, paragonato ai sofisticati omicidi nei suoi libri, mi sembra una sciocchezza.
Alice e lo Scrittore, lasciato il negozio, vagarono lungo il Tamigi e si sedettero su una panchina. Alice guardò il cielo attraverso i rami neri e spogli degli alberi. Le vennero in mente le parole di una futura poesia: “Non c’è Sole tra le griglie dei rami, solo nuvole…”. Spostò lo sguardo sullo Scrittore, che stava guardando il cielo anche lui, e notò che aveva delle cicatrici sul braccio, nel punto in cui di solito si tagliano le vene.
Lo Scrittore disse cupamente:
— Il mio angelo custode mi ha salvato.
— Tagliato?
— No, sono andato a sciare. Una donna mi ha tagliato la strada, sono caduto nel cielo, poi mi sono sbattuto la mano proprio su… Mi hanno portato in ospedale. Il medico ha detto, che il mio angelo custode mi aveva salvato, come se mi avesse tirato le vene da parte, perché il taglio veniva giù, molto più profondo, sotto di esse.
— Davvero? — chiese Bianco al custode dello Scrittore, e Cupo annuì cupamente.
— Perché uccidi sempre tutti? — chiese Alice allo Scrittore. — Forse al momento della tua nascita, i pianeti si trovavano nella Sfera della Morte? Vuoi che io guardi le tue stelle?
Lo Scrittore scosse la testa in segno di diniego, e Cupo commentò a Bianco:
— Il suo Marte si trovava nella Prigione della Sfera XII. È cresciuto senza padre.
— La mia Alice, oltre allo stesso Marte nella Prigione, aveva anche la Luna lì, nella XII.
— Voglio visitare la Tower e a Greenwich. Vuoi farmi compagnia? — chiese Alice allo Scrittore.
— Cosa c’è lì, nella Tower e a Greenwich?
— Ci sono corvi reali nella Tower! Mi piacciono, perché io sono proprio come loro. È anche un posto cupo, è quello che piace a te. A Greenwich c’è il Meridiano Zero, un punto magico, è quello che piace a me. Ma puoi ballarci sopra e scattare foto divertenti, è quello che piace a te.
— Va bene, sono già incantato, — sorrise tristemente lo Scrittore, — la Tower e Greenwich sono quasi nostre.
***
L’albergo, notte, pioggia
Alice dormiva profondamente. Glamouroso si materializzò nella stanza.
— Allora, Bianco. Domani Alice deve essere all’ingresso alle 9:10. Deve percorrere il passaggio centrale. Ho già preso accordi con un altro custode: il suo protetto fermerà il mio nello stesso punto, a destra, proprio all’inizio del passaggio centrale, e parleranno esattamente per tutto il tempo necessario, se Alice è in ritardo. Girerò il mio protetto verso chi entra, cioè verso Alice. Tutto ciò che ti viene richiesto è di essere nel posto giusto al momento giusto e di fare così che Alice non lo ignori.
— Lei sente l’odore del tuo peccatore da un miglio di distanza. E poi?
— Beh, cosa intendi per “poi”?
— Hai detto di avere un piano glamouroso, — sorrise Bianco.
— Non è glamouroso? A Londra! Dopo il binario 9 e 3/4! Dopo Giratempo! Alice deve capire, che questo incontro ha una ragione e non è un caso isolato!
— Beh, probabilmente lo capirà, ma non è questo il punto! Non ti deve niente. È il tuo peccatore che le deve qualcosa! Inoltre, Alice non vuole niente da lui. Faresti meglio a guardare qui, a questa vergogna!
Glamouroso si voltò verso Alice addormentata e vide un’immagine nitida dell’Uomo in Bianco invece di un’aureola sopra la sua testa.
— Convinto? Alice dorme sognando un animale completamente diverso!
Glamouroso ridacchiò dicendo:
— Ma dopo l’incontro, scriverà una poesia “Un incontro casuale”.
— Sì, lo farà. È questo il problema, di nuovo sarà lei a scrivergli, e non lui a fare qualcosa per lei.
Glamouroso si arrotolò pensierosamente il ricciolo dorato intorno al dito.
— Bianco, ispirerò il mio peccatore giorno e notte, affinché restituisca i suoi debiti ad Alice! Ma prima, dobbiamo mostrargliela, così che si ricordi di lei. E non da qualche parte, ma nella lussuosa Londra. Gli toccherà il cuore, vedrai!
Bianco guardò con aria di rimprovero Glamouroso che, scomparendo con un sorriso da Stregatto, disse:
— Funzionerà questa volta!
Osservando il sogno di Alice con disprezzo, Bianco cercò di scacciare l’immagine dell’Uomo in Bianco, soffiandogli addosso. Il fantasma si disperse, ma riapparve un minuto dopo.
***
Il secondo giorno della Fiera,
mattina, pioggia
Il custode svegliò Alice per arrivare in tempo alla fiera. Lei si alzò a malincuore, guardò l’orologio, andò pigramente in bagno, poi scese a fare colazione e uscì nella città. Prese la metropolitana, raggiunse il luogo e si mescolò all’enorme folla che si precipitava all’ingresso della fiera. Finalmente, Alice entrò nel padiglione. Rifletté per un attimo su quale passaggio prendere per raggiungere il suo stand, perché ce n’erano tre davanti a lei, in effetti, come in ogni fiaba.
— Scegli quello centrale, — sussurrò Bianco.
Alice si voltò obbediente verso il passaggio centrale e si diresse verso l’interno del padiglione. C’erano molte persone intorno a lei, ma non le notò, completamente immersa nei suoi pensieri. Bianco vide Glamouroso che lo salutava con la mano, il suo peccatore e altri due uomini a pochi passi di distanza, sulla destra, vicino ad un grande stand. Alice si stava allontanando lentamente e si mise alla pari con quelli in piedi sulla destra, poi fece con calma il passo successivo, senza notare nessuno intorno.
— Alice! Fermati! Subito! — gridò Glamouroso. — Bianco! Se ne sta andando! No, no! Fermala!
Alice non lo sentì e fece un altro passo. Glamouroso cercò di bloccarle il passaggio, di fermarla in ogni modo possibile. Chiamò l’aiuto degli angeli custodi degli amanti dei libri, che camminavano in vicinanza. Si avventarono su Alice da ogni lato, afferrandola per le mani astrali e tirandola indietro. All’improvviso, Alice si fermò, come se si fosse svegliata, e tornò alla realtà terrestre dal mondo dei suoi sogni. Una voce interiore le sussurrò: “Girati! Lì, dietro, a destra… Non l’hai sentito?”
Alice si voltò. Lui stava di spalle a parlare con due uomini accante ad un grande stand.
— Alice! Forza! Vieni da lui! — la implorò Glamouroso. — Attira la sua attenzione su di te! Per favore!
Alice era persa nei suoi pensieri: “Perché? Perché dovrei avvicinarmi a lui? È tutto nel Passato. È un uomo della mia vita passata, che, tuttavia, non era presente in essa.”
Glamouroso cadde in ginocchio davanti ad Alice:
— Cara Alice, sì, hai ragione! Lui è l’Uomo Che Non C’era, ma lo è! E prima che finisca nel nostro mondo della Luce Celeste, dovrebbe ricambiare le sue promesse nella vostra realtà terrestre! Ed essendo il suo custode, ho davvero bisogno che vi separiate finalmente in modo divino! Beh, almeno, abbia pietà di me, non di lui, di me!
Alice continuava a chiedersi: “Cosa cambierebbe se mi avvicinassi a lui? Niente. Non ho niente da dirgli…”
Uno sconosciuto che stava parlando con l’Uomo Che Non C’era notò Alice, e lei si rese conto che non aveva altro da fare che avvicinarsi a lui. Alice fece due passi indietro e si fermò alla destra dell’Uomo Che Non C’era. Appoggiò delicatamente il palmo della mano destra sulla sua. L’Uomo si voltò. Alice, con un sorriso da Monna Lisa sul volto, tolse il palmo dalla sua mano e si voltò per continuare il suo cammino, perché non aveva assolutamente nulla da dirgli. Glamouroso scosse disperatamente il corpo astrale del suo protetto. Bianco li osservava in silenzio di lato. L’Uomo Che Non C’era fece un passo verso Alice, la prese per mano, fermandola, e la ragazza si voltò a malincuore, silenziosa come prima e con lo stesso sorriso. L’Uomo disse con una voce cantilenante e glamourosa:
— Ciao, Alice! Sono contento di vederti qui.
Non capiva nemmeno lui stesso, perché avesse deciso all’improvviso di fermarla. Persino quelle parole sembravano essere state pronunciate per lui da qualcun altro. E per qualche ragione, la baciò sulla guancia con un gesto affascinante. Alice, sempre con lo stesso sorriso e in silenzio, si voltò e se ne andò.
“Giratempo, — lei affermò tristemente. — L’ho fatto tornare indietro per troppo tempo. O è l’oggetto magico a scegliere il momento giusto?”
***
la Fiera dei Libri, giorno, pioggia
Glamouroso trovò Cupo e disse:
— Fratello, c’è bisogno d’aiuto! Sto sbattendo il mio protetto contro Alice. Ora sta andando al secondo piano. Alice è impegnata sul palco con delle sciocchezze. Lascia che il tuo Scrittore le chieda di accompagnarlo alle trattative al secondo piano come interprete. Non glielo dirà di no. E fa bene anche al tuo Scrittore.
— Cosa c’è, al secondo piano? — chiese Cupo con sospetto, come se si aspettasse un brutto scherzo.
— Ci sono agenti letterari lì, un po’ più di quattrocento. Dovrai venire con Alice al tavolo K-33, d’accordo?
— Va bene, non mi dispiace, — acconsentì Cupo cupamente, — ma perché non porti il tuo protetto allo stand di Alice?
— Non capisci niente, Cupo! — disse Glamouroso offeso. — Farli incontrarsi al secondo piano è una mossa insolita! E qualsiasi mossa insolita vale cento mosse solite!
Parlando con qualcuno della delegazione allo stand, Alice notò lo Scrittore.
— Puoi aiutarmi? — lui chiese con calma.
— Certo, dimmelo!
— È Glamouroso che ti ha mandato qui? — chiese Bianco a Cupo, e lui annuì in risposta.
— Al secondo piano ci sono gli agenti letterari. Si prenotano per un incontro con loro sei mesi di anticipo. Ma se funzionasse anche senza? Ho alcune sinossi e il mio romanzo tradotto in inglese. Puoi aiutarmi a parlare con loro in inglese.
Alice acconsentì. Salirono al secondo piano con la scala mobile ed entrarono in un’enorme sala con infinite file di tavoli, ogni fila era contrassegnata da una lettera, ogni tavolo aveva il suo numero.
— Ho bisogno del K-33, — disse lo Scrittore.
Si fecero strada lentamente tra le file, trovarono il K-33, si avvicinarono e salutarono l’agente. Alice presentò lo Scrittore, lui le porse i suoi fogli. In quel momento, Alice notò che al tavolo della fila accanto, ma con lo stesso numero 33, apparve… Alice si fermò, stordita, incredula. L’agente K-33 le chiese qualcosa, ma lei non rispose. Lo Scrittore tirò Alice per la manica.
— Hai letto il mio libro su un’Altra Realtà, vero? — sospirò Alice. — Vorresti vedere uno dei personaggi?
— Certo, — sorrise lo Scrittore.
— Proprio davanti a noi. Quello a destra.
— Chi è?
— L’Uomo Che Non C’era.
Alice cercò di spostarsi a destra, dietro la colonna, in modo che la persona di cui stavano parlando non si voltasse accidentalmente e non la vedesse. Non voleva affrontarlo di nuovo, perché non sarebbe tornata al loro Passato nemmeno con uno sguardo. Inoltre, nonostante l’esistenza di Giratempo, la vita era un movimento in avanti, non indietro. Lo Scrittore chiese scherzosamente e cupamente:
— Vuoi che io…?
— No! — esclamò Alice in un sussurro. — Non ucciderlo, non è necessario. Lascialo vivere!
Lo Scrittore concluse la sua conversazione col K-33 e lasciarono la sala degli agenti letterari.
***
La libreria russa, sera, pioggia
Alice stava per lasciare la fiera, quando una ragazza colorita che sembrava un giovane si avvicinò allo stand.
— Sei di questo stand? — chiese e, dopo aver ricevuto un cenno d’assenso da Alice, continuò: — Rappresento la Libreria Russa di Londra. A proposito, ti piacerebbe venirci a trovare? Organizziamo sempre serate letterarie per presentare degli scrittori russi. Siamo interessati ai libri in russo. Se ti interessa, possiamo chiacchierare. Ecco il mio biglietto da visita.
Alice guardò il biglietto da visita e se lo mise in tasca. Concordarono di incontrarsi alla fiera il giorno dopo per discutere il trasferimento dei libri della delegazione alla Libreria Russa. Lo sguardo dell’ospite scivolò sugli scaffali e si soffermò su un libro. La ragazza lo prese, lo aprì ad una pagina a caso, lesse un po’ e chiese:
— Chi è l’autore?
— Io, — rispose Alice.
— Lo voglio. Firmamelo, per favore!
Alice sospirò: il libro era dedicato all’Uomo Che Non C’era. L’ospite se ne andò col suo libro. Apparve lo Scrittore. Disse ad Alice che quella sera si sarebbe esibito alla Pushkin House. Alice chiese di passare uno dei suoi libri alla Pushkin House. Lo Scrittore lo prese e si salutarono.
Camminando da sola per Londra, Alice si ritrovò a Piccadilly. Glamouroso apparve lì:
— Bianco, ti piace il numero 3?
Bianco capì cosa intendeva Glamouroso:
— Mi piace il numero 7.
— Beh, anche il 7 va bene, senza dubbio. Ma il 3 è molto meglio del 2, giusto? — Glamouroso fece le fusa cantilenando. — Fratello, c’è quella Libreria Russa a due passi da qui. Si è appena conclusa la presentazione di un altro scrittore. Il mio protetto è dentro. Alice è stata invitata a visitare la Libreria. Fai un paio di passi con lei, accompagnala! Falla entrare ora, non più tardi! Così si incontreranno tre volte in un giorno! Un segno evidente per loro! D’accordo?
— Non vuole vederlo. Non lo senti? — sospirò Bianco. — Perché costringerla a sbattere contro di lui?
— Beh, non per dovere, ma come amico, puoi aiutarmi? Certo, non ne hai bisogno. Ma pensa, ti beccherai un peccattore e verrai da me, e io ti rifiuterò.
Bianco prese Alice per mano astrale:
— Andiamo, cara mia, nella Libreria. Comunque, devi visitarla.
Alice si ricordò che la Libreria Russa era proprio su Piccadilly. Guardò l’orologio, chiedendosi se fosse ancora aperta, e tirò fuori il biglietto da visita dalla tasca per controllare l’indirizzo.
La Libreria era enorme, ma ogni libro era in inglese. Alice andò nella sala più lontana e trovò una scala a chiocciola, con un cartello: “I libri russi sono lassù!”, che portava al piano superiore. Alice salì le scale, si fermò davanti allo scaffale con dei libri di Solzenicyn, Ulitskaya, Polozkova, si pose una domanda retorica: “Come unirmi a loro?”, girò a sinistra e notò… “No! No! Dannazione!!!” — esclamò mentalmente, corse giù per le scale e lasciò immediatamente la sfortunata Libreria.
***
Tower Bridge, sera, pioggia
Alice aveva mal di testa. Attraversò lentamente il ponte della Tower. Perché era attratta lì, quando la Tower era già chiusa? Alice si fermò in mezzo al ponte, pensando a quello che era successo quel giorno. “Che diavolo succede? È irreale. Tre volte in un giorno. Questo è Giratempo. Cosa vuoi dirmi, Dio? Devo avere a che fare nel mio Futuro con quest’uomo? È tutto nel Passato, e non c’è assolutamente nulla ora e non può più essere.”
Camminando sul ponte, Alice sentì alcuni versi su un incontro casuale, li scrisse e… li inviò in un messaggio all’Uomo Che Non C’era.
Sta soffiando il vento dei casi,
tanto forte lontano da casa.
È un verso che nasce all’alba
dentro l’album dei nostri ricordi.
Da celeste, ti tocco — e via,
non si può giudicarmi, dannata:
Non s’incolla la tazza, fa male…
mi dispiace, e tu… mi sorridi.
Ma perdonami, grande sorpresa,
non segnata per me dalle stelle!
Per la brezza di repliche — karma! –
non ho nulla con cosa pagare!
Da fantasma, mi tocchi — e via,
non si può giudicarti, dannato:
sta piovendo… Fa freddo qui, dunque,
mi dispiace, e tu… mi sorridi.
Gli autografi faccio in nebbia,
negli occhi altrui ignoranti —
su di noi (!) — quello libro che dono
è ancora così soleggiato…
Non avendo ricevuto risposta, Alice scese alla Tower e notò una luce tremolante in una delle finestre che appariva e poi scompariva. Alice voleva fermare un passante per mostrargli la strana luce, ma non c’era anima viva in giro. Surrealismo.
Già a Covent Garden, seduta ad un tavolo accanto al fuoco acceso, in una caffetteria all’aperto, Alice ordinò un caffè e scrisse un’altra poesia.
Sì, a Londra fa freddo stanotte
per qualsiasi coda di cane…
Con la pioggia ho fatto un volo,
ma sognarmi fa triste il ponte.
I poeti s’innamorano sempre
di fantasme — amore spettrale.
Superato il ponte, mi getto
nella nebbia così favolosa.
Il castello per corvi reali
è prigione coi ceppi da trono,
ma un giorno di Sole li spetta
nelle Tavole piene di pioggia.
Sto perdendo la testa invano,
mentre provo le vie d’approccio.
È più facile esser sognata,
che trovare amore nel sogno.
Bianco scosse la testa tristemente, la poesia era dedicata all’Uomo in Bianco, il cui fantasma si stava già manifestando al tavolo di fronte. Alice stava per inviare la poesia al destinatario, ma cambiò idea e la salvò nelle bozze del telefono. Era molto triste. Il custode abbracciò Alice con le sue ali e le alleviò il mal di testa.
***
Il giorno dopo la chiusura della Fiera,
la Tower, mattina, pioggia
Alice e lo Scrittore decisero di andare alla Torre e poi a Greenwich. Si incontrarono in metropolitana, raggiunsero la Tower, comprarono i biglietti d’ingresso e, senza prenotare un’escursione, passeggiarono lungo le mura della fortezza, salirono sulle torri e scesero ai corvi.
Alice osservò gli uccelli e disse:
— Quando stavo lasciando Mosca, ho scritto una poesia sui Corvi della Tower. Alcune parole non le ho capite bene. Si capita. A volte, mi rendo conto dei significati nascosti e delle connessioni solo dopo un certo periodo di tempo. Pensa, non so nemmeno a chi ho scritto quella poesia, perché…
— Recitamela!
— Eccola:
Le nuvole andranno dietro Londra,
il Sole prenderà il loro posto.
Vorresti visitare col bel mondo
i corvi della Torre del Castello?
I deboli — gli uomini d’affari —
si godono dei voli con i getti.
I veri coraggiosi — corvi neri —
nei sogni solo! — possono volare.
Indossano gloriosi braccialetti,
le ali sono belle, ma tagliate, —
Le guardie segrete del paese
mantengono i voti volentieri.
Il seguito prepara cene buone,
la scelta è davvero favolosa:
Vittoria — e viva l’Inghilterra! —
oppure finirà al cimitero…
Invano ti nascondi dietro fiabe,
sognando di portarmi oltremare…
I corvi della Torre, come prima,
mi vedono davvero come una
di loro…
— Hanno le ali tagliate? — chiese lo Scrittore.
— Sì. Secondo una leggenda, la monarchia crollerà non appena i corvi lasceranno la Tower. Qui sono ben nutriti. Ogni corvo ha il suo nome. Sono guardiani o angeli custodi.
— Quindi, anche tu sei un angelo custode?
— Forse, ma non so di chi, — rise Alice.
Entrarono nella mostra delle corone britanniche. Lussuosi esemplari, con i nomi di coloro a cui un tempo erano appartenuti, si muovevano lentamente nella vetrina. Lo Scrittore chiedeva periodicamente ad Alice:
— Che ne dici di questa?
— No, questa non mi piace, — sorrise lei.
— E quella?
— Beh, mi piace, sì.
Gli scrittori andarono in un negozio di souvenir. A differenza dell’Abbazia, lì vendevano grandi corone, ma ad Alice non piacevano. Lo Scrittore ne prese una, incoronò Alice e le scattò una foto. Alice rise e lo Scrittore disse a bassa voce:
— Ecco, sei la Regina. Ora è sicuro…
Nel cortile, lo Scrittore stava scattando una foto ad Alice con un Beefeater dalla guardia della Tower, quando improvvisamente un corvo le si avvicinò.
— Guarda! — esclamò Alice. — Sono tutti laggiù, ma questo ha deciso di fare una passeggiata! Non siamo forse uguali?
Lo Scrittore scattò una foto di Alice con il corvo e chiese:
— Hai scelto apposta vestiti esclusivamente bianchi e neri per Londra?
Alice si guardò dalla testa ai piedi e si rese conto che, in effetti, tutto ciò che aveva portato a Londra era o nero o bianco, tranne il maglione, che era bianco e nero.
— No, per caso, quindi…
— Allora, Regina, andiamo a Greenwich per resettare tutto, così che la vita brilli di tutti i colori dell’arcobaleno!
***
Greenwich, la giornata, il SOLE!!!
Gli scrittori salirono nella prima carrozza del treno automatico, dove i treni normali avevano la cabina di guida, e occuparono direttamente i posti in prima fila. I quartieri poveri di Londra balenarono attraverso i finestrini, poi ne apparve uno nuovo, bancario, analogo della City, i giganteschi grattacieli di vetro di Canary Wharf. E finalmente, scesero alla fermata giusta, raggiunsero l’ingresso del parco e salirono lentamente sulla collina fino all’Osservatorio Reale.
“Il sole splende a Greenwich. È sorprendentemente improbabile! Come mai?” — pensò Alice e raccontò allo scrittore del Meridiano Zero. Lo Scrittore sorrise scettico e scattò foto del cielo tra le griglie di rami lungo il percorso.
— Ti piace il gotico? — chiese Alice, conoscendo già la risposta.
— Lo adoro.
— È molto cupo nelle chiese gotiche, vero?
— Cupo, — concordò lo Scrittore, — ma sono cattolico.
Si raccontarono storie delle loro infanzie difficili. Alice si chiese perché fosse stato buio per entrambe, ma lei imparò ad amare il calore e il Sole, tutto ciò che era luminoso, ma lo Scrittore imparò ad amare i luoghi cupi e i rami neri e spogli degli alberi. Beh, anche lei aveva ucciso i suoi personaggi nelle storie da giovane, ma in seguito, al contrario, cercò di salvare tutti.
Alice corse al Meridiano Zero, ci saltò sopra per la gioia e tese le mani verso il cielo, dove splendeva il Sole. Lo Scrittore scattò una foto di lei in piedi su entrambi i lati del Meridiano. Poi Alice cominciò a ballare e persino a fare le fusa tra sé e sé.
— Cosa stai cantando lì?
— Una poesia, mi è venuta sul binario 9 e ¾.
Non voltano le spalle a Magia
ostaggi della grossa illusione.
I muri non spaventano affatto,
evviva una vera diffusione!
La nebbia si aggrappa al Tamigi,
un cerchio ben tracciato non ti salva!
Con la bacchetta magica in mano
andiamo alle 9 più tre quarti!
I giudici consultano gli specchi,
ma sono storti — chiedi gli inglesi,
che vedono un leo con la bimba
ballare nella pioggia sopra Greenwich!
— Sei così divertente! — sorrise lo Scrittore.
— Vieni qui, resetta la tua vita, dai! Lascia che tutto il nero ci lasci e la vita ricomincerà da zero. Esprimi un desiderio!
— Si avvererà?
— Ero qui dieci anni fa. Ad aprile, proprio come adesso. In autunno, la mia vita è cambiata completamente. Così tanto che stentavo a crederci. In meglio, intendo. Anche se all’inizio è stato difficile cambiare tutto così radicalmente. Ma poi è iniziato un nuovo e felice capitolo del mio Libro della Vita! Credo che anche ora io sia qui per una ragione, e anche tu.
Lo Scrittore prese posto al Meridiano Zero. Alice lo fotografò. Bianco la guardò con tristezza, perché Alice non si era ancora completamente rimessa a posto, dato che l’immagine dell’Uomo in Bianco era costantemente presente nella sua mente.
— Quindi, in autunno, dici? Un nuovo e felice capitolo? — chiese lo Scrittore con un sorriso.
— Certamente! In autunno!
Bianco sospirò, e Cupo gli chiese:
— Fratello, non è vero per l’autunno?
— Tutto è vero, compreso l’autunno. Ma Alice deve raggiungere l’autunno, passando attraverso la sua estate. Direi addirittura che quest’anno non avrà affatto l’estate. Ecco, fratello.
Entrambi guardarono Alice con tristezza. Così gioiosa, bella, felice, senza sapere nulla di male dell’imminente, prese lo Scrittore per mano e…
Esplorando il museo degli Astronomi Reali, camminando lentamente tra le mostre — telescopi, vari meccanismi, simili a orologi, pergamene e così via — entrarono in una stanza buia, dove Alice scoprì un globo gigante e vi condusse lo Scrittore.
— Guarda! È il nostro globo, proprio delle dimensioni che vedevo durante le mie meditazioni. Immagina, nel Cielo, ci sono grandi monaci, i custodi del nostro pallone, la Terra. Stanno accanto ad essa, tenendosi i palmi delle mani, come facciamo noi vicino ad un fuoco quando ci scaldiamo le mani. I custodi sono grandi quanto te e me rispetto a questo globo. Scattami una foto con esso!
Scattate le foto, Alice si avvicinò al tavolo con alcuni oggetti dipinti sopra: calamai, matite, penne e un cartello: “Toccami per saperne di più”. Alice lo toccò e gridò immediatamente d’orrore. Enormi, grassi e pelosi insetti con tante zampe corsero velocemente sulla superficie del tavolo.
— Che succede? — lo Scrittore era sorpreso.
— Questo è un tavolo brutto! Oscuro!
Lo Scrittore toccò il tavolo:
— Alice, non aver paura. Questo è un computer touch-screen. Dopo questi “mostri”, sul tavolo appare un testo con una storia, e puoi voltare pagina per continuare a leggere.
Bianco allontanò Alice dal tavolo:
— Solo un segno! Se attraversi il tunnel di Saturno, raggiungerai un autunno felice.
Gli scrittori lasciarono la stanza buia. All’uscita dal museo, Alice notò una scala poco appariscente che portava da qualche parte verso l’alto e con un’occhiata suggerì di salire. Dopo aver visitato le sale successive del museo al piano superiore, a cui, a quanto pare, pochissime persone avevano accesso, gli scrittori uscirono sul tetto e percorsero uno stretto passaggio fino alla porta situata nella cupola, dove era custodito il telescopio più grande.
— Wow! — esclamò Alice. Non c’era nessun altro e niente dentro, tranne un enorme dispositivo al centro della sala rotonda. Si sentiva una musica meditativa. Gli scrittori erano affascinati dal telescopio e lo percorsero tutto intorno. Alice oltrepassò la linea, segnata da una catena, e salì le scale fino alla cupola. Lo Scrittore le scattò delle foto.
Apparve Glamouroso:
— Bianco, sono pronto a dare voce al piano!
Cupo lanciò un’occhiata imbronciata a Glamouroso. Bianco sorrise:
— Wow, fratello! Lo spettacolo deve continuare… Ti sei reso conto all’improvviso che 7 è molto meglio di 3?!
— Non essere ironico! — continuò Glamouroso ispirato. — Ho capito che per tornare a quella situazione, dovevano incontrarsi a giugno, non ad aprile. Si sono conosciuti a giugno! E per rendere tutto davvero magico, Alice deve prendere più peso da qualche parte!
— Cosa intendi “più peso” e da qualche parte? Non ti piacciono le sue forme?
— Beh, il mio protetto adora tutto ciò che è glamouroso ed esclusivo! Ci ho pensato e ho deciso quanto segue. Alice partecipa alla competizione imperiale “Eredità”, cioè “Patrimonio nazionale”, i cui risultati saranno annunciati a inizio maggio. La inserirò nella lista dei finalisti. Beh, quest’anno sarà finalista, l’anno prossimo vincitrice! Mentre tu la farai vincere al concorso reale, “il Re dei Poeti”. Lei è già nella lista dei finalisti, e i risultati saranno annunciati a fine maggio! Tutto converge, Bianco, tutto all’insieme…
Bianco lanciò un’occhiata a Cupo e chiese:
— Siete entrambi in combutta? Uno cerca di metterle la corona in testa. L’altro pretende di farla Regina. Cupo, perché taci?
Cupo si stava incupendo.
— No, non siamo in combutta. Il mio protetto stava solo scherzando.
— Un’ottima battuta! — esclamò Glamouroso allegramente. — C’è un po’ di battuta in ogni battuta, e il resto è pura verità! Quindi, Cupo, visto che è stata un’idea del tuo scrittore, allora la renderai la Regina dei poeti!
— Irreale, — sospirò Cupo.
— Glamouroso, non capisco ancora. Perché Alice dovrebbe vincere? — chiese Bianco. — Che ci crediate o no, non ne ha più bisogno. Ha dimostrato tutto a tutti molto tempo fa. Forse Alice si rifiuterà persino di partecipare alla battaglia per la corona.
— Cosa intendi con “perché”? ! Primo, non c’è mai una vittoria extra nella vita. Secondo, deve cogliere sul vivo il mio peccatore! Lui una volta promise che l’avrebbe incoronata. Beh, a certe condizioni, ma promesso. Non ha fatto nulla per questo, sono d’accordo. E ora, tanti anni dopo — bang! — ce la fa da sola. Con il nostro aiuto, ovviamente. Ma per lui sembra — da sola! Immagina cosa proverebbe! Vorrà incontrarla! Vedrai! E poi, a giugno…
— Glamouroso, non esiste un’opzione del genere nello Spazio delle Opzioni. Punto e basta. Non può vincere.
— Bianco, niente è impossibile! Se non esiste ancora un’opzione del genere, allora bisogna immaginarla! Non appena la inventiamo, apparirà immediatamente lì, ed è sempre possibile realizzare qualsiasi opzione apparsa nello Spazio come un’immagine! In effetti, l’abbiamo appena inventata!
— L’hai fatto tu, non noi. Quindi ne sarai responsabile tu stesso. È il tuo protetto ad avere debiti da pagare, non Alice. Tornerò a Mosca e mi occuperò dei problemi di salute, non della creatività. Non ti importa di come finirà il prossimo periodo di Saturno per lei? Ha zero possibilità di rimanere sulla Terra al momento. Secondo me, Glamouroso, è esattamente a tuo vantaggio tenerla nel loro mondo umano, vero?
Glamouroso tacque. Cupo si fece ancora più cupo. Tutti guardarono Alice. Bella, felice, completamente ignara di come il suo destino si stesse decidendo in un’altra dimensione, era in cima alle scale, proprio sotto la cupola dell’Osservatorio Reale, e sorrideva allo Scrittore.
— Hai ragione, — sospirò Cupo, — dobbiamo essere responsabili delle nostre parole, sono d’accordo. Farò del mio meglio.
— Anch’io, Bianco, aiuterò Alice, davvero!
Bianco tacque. Alice scese le scale. Gli scrittori lasciarono l’Osservatorio Reale e tornarono a Londra.
***
La notte prima di tornare a Mosca,
Londra, albergo, nuvole nere, pioggia
Alice era seduta sul davanzale della finestra dell’albergo. Improvvisamente, sentì delle parole provenire da qualche parte e, come di consueto, le scrisse e le salvò sul telefono.
L’imagine si presentò al cieco:
qui tutte le persone sono strane,
sai, bevono la Verità dai visi! —
il pozzo è nell’anima, amico!
Che Hogwarts sia meglio di Versace
nella lettura delle Tavole Astrali,
ma un ombrello, quello londinese,
sta starnutendo alle nuvole in faccia!
Qui l’erba vuole piogge, come Dio
richiede le persone battezzate.
Le scatole d’idee degli Spazi
spostati giù e sù esploderanno!
Mi sviano da te in ogni modo,
conducono al pagamento, — vedi,
mi restano non più di 3 minuti
qui prima del reparto d’impazziti.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.8. Un viaggio astrale
5 maggio, Mosca, la stanza di Alice
Alice stava sistemando l’armadio. Finalmente, era ora di prendere i vestiti estivi e mettere via quelli invernali. Il custode sedeva su una sedia di fronte a lei.
— Appena finisci, occupati dei Transiti! Questa conoscenza ti sarà utile molto presto.
Alice non lo sentì. O meglio, dopo aver finito di sistemare i suoi vestiti, si avvicinò alla libreria. A volte Alice ne sistemava il contenuto. C’erano molti libri: scritti da Alice stessa, regalati dai colleghi scrittori, acquistati, ma non ancora letti, album fotografici con presentazioni letterarie, giornali e riviste con le sue pubblicazioni, e… Alice trovò le sue poesie sui fogli di carta e quaderni con le sue storie scritte tanto tempo prima, ma mai pubblicati per la mancanza del tempo. Alcuni dei suoi racconti e poesie erano persi, altri buttati via con le proprie mani. Nella libreria c’era la terza parte, quella sopravvissuta. “Dovrei pubblicare quelle poesie e decidere cosa fare con i racconti…”
Il custode ridacchiò:
— Beh, ti dico, studia i Transiti! Quando il Sole è nella Prigione, una persona riassume i risultati.
Alice rilesse i suoi racconti polverosi scritti nell’età di 13–17 anni e chiamò Pagliaccio U per organizzare un incontro in un posto tranquillo. Pagliaccio U era un suo amico e scrittore, che guadagnava con le opere letterarie, quindi poteva esprimere un giudizio adeguato sulla letteratura di Alice-bambina, se pubblicarla o buttarla via.
***
Un’accogliente caffetteria
Alice e Pagliaccio U si incontrarono in un posto tranquillo. Lei gli porse silenziosamente una stampa dei suoi racconti “infantili” sui fantasmi, a suo parere in qualche modo digeribili per la lettura da parte di terzi.
— Oh, cos’è questo?! — esclamò U allegramente.
— Questa sono io da bambina. Beh, voglio dire, ero giovane allora.
— Capisco, ora sei vecchia! — rise U.
— Leggiamole ad alta voce a vicenda.
— Per cosa?
— Per farti dirmi qualcosa.
— E cosa dirti? — chiese U ad Alice con voce cospiratrice.
— La verità.
— Va bene, Pimpi! Fino a venerdì sono completamente libero!
U si mise comodo sulla sedia, prese il primo racconto e cominciò a leggerlo ad alta voce. Fu molto fortunato, perché tutte le storie erano brevi. Di tanto in tanto, accentuava le frasi storte. Alice le sottolineava con una penna rossa per correggerle in seguito. Durante la lettura, U borbottò: “Hmmm…”, “Wow!”, “A-ha!”, “Oh-ho!”, “Ugh!” e improvvisamente esclamò:
— Edgar Poe in persona!
Bianco scambiò le ultime notizie coll’angelo custode di U, che, annuendo ad Alice, chiese:
— Il Sole di transito è nella Sfera XII, o cosa?
— Sì, Pagliaccio, hai indovinato. Durante le vacanze di maggio, Alice invierà all’editore per pubblicare 9 volumi delle sue poesie sopravvissute, un romanzo già corretto sulla nostra realtà e una raccolta dei racconti, che stanno leggendo ora.
— Bianco, la tua Alice è un mostro! Come fai a cavartela con lei? Il mio U scriverà solo un racconto per l’edizione di maggio di una rivista, e solo perché lo stanno pressando, in attesa da un mese.
— No, Pagliaccio, è una pecora, non un mostro.
— Perché sei così arrabbiato allora? Una pecora è una buona cosa! Puoi tagliare un po’ di lana! — rise Pagliaccio.
— Posso. C’è un altro problema. Spenderà tutti i suoi risparmi per il riassunto dei suoi risultati. Sai, fratello, i prezzi nel loro mondo letterario? E non appena avrà pagato per la tiratura dei libri, avrà urgente bisogno di soldi! Non ho la minima idea di dove trovarli allora!
— E perché hai bisogno della minima? Trovati la massima! A proposito, che tipo d’idea puoi trovare in mente? — rise il custode di U scherzosamente. — Sai, quando i soldi sono davvero necessari, arrivano sempre da soli. Almeno, succede sempre così con U. Io modifico solo un po’ il flusso.
Il telefono di Alice iniziò a squillare con un trillo melodico.
— Chi è?! — chiese U, mentre Alice tirava fuori il telefono dalla borsa.
Alice ascoltò l’informazione e alzò un sopracciglio sorpreso. U la guardò attentamente e imitò i movimenti di Alice, incluso il sopracciglio alzato, finché Alice non salutò lo sconosciuto.
— Non ci crederai! Sono entrata nella lista dei finalisti della competizione nazionale “Eredità”! Boris vincerà, lo so, ma se lo merita.
— Ti hanno fatto entrare in finale? Davvero?! È fantastico! Come ci sei riuscita? In una competizione del genere… Questa è davvero una vittoria! Non grazie a, ma nonostante tutto! Ma non rilassarti, l’anno prossimo diventerai sicuramente tu la nostra “Eredità”, non Boris! Dammi la zampa, te la stringo!
Alice tese il palmo, dicendo:
— Incredibile, ma vero.
U scoteva il palmo a lungo, e Alice gli diede un pizzicotto sul fianco e lo costrinse a tornare a leggere le sue storie.
Si materializzò Glamouroso, diffondendo un sorriso da Stregatto nello spazio:
— Ciao, fratelli! Allora, Bianco? Ho mantenuto la promessa?! — e, senza aspettare elogi, scomparve all’istante.
Dopo aver letto tutte le storie di fantasmi, U e Alice andarono a fare una passeggiata per la città. Era facile per loro comunicare anche senza parlare di creatività. U conosceva un’Altra Realtà. Aveva anche scritto una fiaba a riguardo. Ma U indossava quasi sempre una maschera da Pagliaccio, quello era il suo ruolo. Inoltre, lavorava coi bambini, organizzava feste, scriveva sceneggiature per feste di Natale per bambini. Alice si sentiva ancora una bambina che non aveva mai avuto feste durante l’infanzia, ma preferiva non indossare maschere. U ascoltò la storia di Alice su Londra e, fermandosi in mezzo alla strada, batté il piede con aria di sfida:
— È un segno! Il tuo Uomo Che Non C’era ti si è fatto vedere tre volte di fila!
— Giratempo ha funzionato, — sospirò Alice. — Ho girato troppo il Tempo! Non avevo bisogno di tornare indietro di così tanti anni.
— Non hai ragione! Non sta a te decidere cosa, dove e quando! Sfrutta il cervello, pensa a cosa serve?
— Forse è il primo pensiero, che mi è venuto in mente, quando ci siamo incontrati, che conta.
— Allora ricordati tre pensieri!
— Eccoli. “È tutto nel passato”, “Sono sulla strada giusta”, “Come posso raggiungere un altro livello nella letteratura?”
— Quindi, all’inizio pensavi che fosse un uomo della tua vita passata, ma quando l’hai incontrato dagli agenti letterari, ti sei considerata sulla strada giusta… che ti portasse dove?
— Ho pensato, agli agenti letterari.
— È più ragionevole supporre il contrario: non agli agenti letterari, ma a lui. E in libreria?
— Stavo guardando gli scaffali con dei libri di scrittori famosi e ho pensato: “Vorrei che i miei libri fossero lì, a Londra! Ma è un altro livello.”
— L’Uomo Che Non C’era ti aiuterà a passare ad un altro livello?
— Mi ha già aiutato, sì! Te l’ho raccontato come.
U e Alice si avvicinarono alla metropolitana. Bianco si rivolse a Pagliaccio:
— Fallo chiedere alla mia protetta di meditare. Ho molto da mostrarle!
U si fermò all’ingresso della metropolitana:
— Sai, Pimpi, che pensiero mi è appena venuto in mente?
— Come faccio a saperlo?
— Risposta sbagliata! Sai come connetterti al Campo Informativo Astrale! Fai un viaggio nell’Astrale e poi ci penseremo di nuovo, bene?
***
La notte alla vigilia del 6 maggio,
il giorno di San Giorgio il Vittorioso,
la stanza di Alice
Alice accese la musica da meditazione e… entrò immediatamente nell’Universo blu scuro. I monaci iniziarono a lavorare con il suo corpo astrale, sciacquandolo in un fiume virtuale e ripulendolo da ogni traccia di sporco. Poi Alice si fermò sotto il Flusso d’Argento, indossava un abito d’argento tessuto dal Flusso, e una corona d’argento le apparve addosso. Si rivolse ad uno dei monaci con la domanda che le era venuta in mente a Londra: “Come raggiungere il livello successivo?”
Una scala astrale apparve davanti ad Alice, lungo la quale, sotto lo stesso Flusso d’Argento, salì fino alla poltrona in cima. Alice vi si sedette e pensò: “Ho le scarpe? Sono d’argento anche quelle?”
Alice scese dai monaci. Invece del solito cerchio, formarono un sentiero. Alice passò tra loro in lontananza, e l’Uomo in Bianco emerse dal vuoto dell’Eternità e si diresse verso di lei. Alice gioì, ma si fermò immediatamente. Le immagini lì erano ingannevoli. Forse era un altro uomo, ma con un’energia simile a quella dell’Uomo in Bianco. L’Uomo prese Alice per mano e la condusse lontano.
Apparve una casa astrale. O meglio, i suoi contorni chiari e spettrali, così che Alice capì con la sua mente terrestre che si trattava di una casa. Entrarono dentro, discutendo di qualcosa mentre mangiavano, e poi l’Uomo la condusse al piano superiore. Fu una strana sensazione d’amore astrale, ma Alice era felice.
Tornarono all’Eternità e percorsero un’ampia strada, e frammenti del Futuro apparvero a lampi nell’Universo blu scuro: Alice alla radio, un articolo su di lei in un giornale, Alice in TV, ma non in quelle già visitate. Alice era felice di tutto ciò che le veniva mostrato, ma la cosa principale era che l’Uomo amato da lei fosse accanto.
L’unica cosa che spaventava Alice era il suo abito bianco con papaveri rossi, che non aveva nella realtà terrestre. Una volta lo aveva visto in un negozio, mentre cercava un vestito arancione come quello buttato via dopo il suo incidente d’auto. Alice cercò di ridisegnare l’abito, poiché comprarne uno con papaveri rossi era troppo, ne aveva già molti. Ma l’abito, per sfortuna, non cambiò il suo disegno.
Nel frammento successivo della meditazione, apparvero altri monaci. Erano molto alti, in vesti nere con cappuccio, senza volto. Di solito, caricavano la Terra con l’energia dell’amore, tenendo le mani su di essa come le persone, mentre si scaldavano al fuoco. Alice li chiamava guardiani o custodi. I monaci circondarono Alice. Sembravano cuocere qualcosa in un calderone, e lei vi fu messa dentro. Cambiavano il corso degli eventi, organizzando gli incontri giusti, le persone giuste, l’intera catena — nell’ordine giusto per Alice.
Poi Alice notò un VIP, forse non lo stesso della fiera turistica, ma qualcuno che avrebbe avuto un ruolo importante nel suo destino. Le tese la mano e insieme uscirono dal calderone degli eventi. Alice indossava ancora lo stesso abito con papaveri rossi! La Persona Molto Importante la condusse alle scale, l’Uomo in Bianco si unì a loro e tutti e tre salirono al piano di sopra. Alice si sedette sulla poltrona in cima alla scala, e gli uomini rimasero in piedi ai lati. Alice notò volti familiari laggiù, ma la loro reazione alla sua salita fu diversa.
Poi tutto scomparve. L’Uomo in Bianco prese Alice per mano e la condusse alla barca spettrale: “Andiamocene?” Lei annuì e salì sulla barca. La notte stava arrivando. Le montagne erano visibili in lontananza. La barca salpò e si diresse verso di loro.
Nel frammento successivo, Alice si ritrovò in un monastero di montagna, che aveva visitato spesso durante le meditazioni ai seminari di RAM. Alice si sedette sull’orlo dell’abisso accanto al monaco. RAM si unì a loro. Dissero che ciò che Alice aveva appena visto era la risposta alla sua domanda. I genitori di Alice apparvero e confermarono le parole di RAM e del monaco. Poi arrivarono gli abitanti della Biblioteca dell’Universo, i fantasmi dei poeti dell’Epoca d’Argento. Uno di loro si avvicinò ad Alice e disse chiaramente con voce calma:
— Provaci!
Alice tornò nell’Universo blu scuro. I monaci lavoravano con il corpo astrale di Alice, mentre lei si dondolava su un’altalena visualizzata. Poi udì la sua canzone preferita, alla quale i monaci di solito allineavano il suo corpo astrale e, torcendolo in un bozzolo, riportavano Alice sulla Terra. In precedenza, il vortice era stato piccolo. I monaci avevano circondato Alice, che girava come un fuso, creando un potente turbine d’energia. Ma quella volta, Alice si trovava all’interno di un enorme cerchio formato non solo dai monaci, ma da tutti coloro che aveva visto lì quella notte. Danzando nel cerchio, Alice dovette toccare ognuno di loro energeticamente. Il bozzolo del suo corpo astrale divenne gigantesco, e ad esso si aggiunsero i bozzoli dell’Uomo in Bianco e della Persona Molto Importante. Alice guardò se stessa e loro di lato. Sembrava un bocciolo di loto a tre petali, aperto. E già in quella forma, Alice fu rimandata sulla Terra.
Здесь есть иллюстрация
Зарегистрируйтесь или войдите, чтобы увидеть ее и другие изображения
1.9. La corona
12 maggio, sera,
Mosca, la Casa Centrale degli Scrittori
Alice arrivò alla cerimonia d’annuncio dei risultati della competizione nazionale “Eredità” e incontrò il vincitore nell’atrio. Non era ancora stato annunciato ufficialmente, ma anche quando la competizione era stata appena pianificata, Alice sapeva già chi avrebbe vinto. Il vincitore sorrise timidamente. Alice rise, gli diede una spintarella e disse:
— Dai, dimmelo, sei tu!
— Non lo so…
— Lo so io. Bravo!
Dopo la cerimonia, uno degli organizzatori della competizione fotografò Alice con Sua Altezza Imperiale. Alice era felice.
La sera, nella sua caffetteria preferita, Alice inviò un messaggio agli amici per una vittoria così piccola, perché essere tra i finalisti di quella particolare competizione per lei era una vittoria personale. Tutti risposero con le congratulazioni. Lei sorrise. All’improvviso, ricevette un messaggio dall’Uomo Che Non C’era: “Sono orgoglioso di te!”
“Incredibile!” — pensò Alice, e si fece ancora più cupa, perché l’Uomo in Bianco non aveva reagito in alcun modo.
— Studia i Transiti, pecora! — disse Bianco stancamente.
***
13 maggio, sera, Mosca, la stanza di Alice
Svetlana venne a trovare Alice. Alice le raccontò gli eventi di Londra, poi la meditazione.
— A quanto pare, per raggiungere il livello successivo, hai bisogno di due uomini contemporaneamente, che ti conducano di sopra.
— Ma nessuno di loro è presente nelle vicinanze nella mia realtà terrestre. È impossibile per me farli apparire entrambi. A quanto pare, è solo una questione di fortuna, ovvero se gli eventi in quel calderone astrale sono stati mescolati abbastanza bene.
— Apparirà, non preoccuparti.
— Il VIP?
— L’Uomo in Bianco. E poi, il VIP.
— Lucido, come amico, posso chiederti un favore? — Bianco si rivolse al custode di Svetlana, poiché l’immagine dell’Uomo in Bianco gli era chiaramente sgradevole.
— Chiedi, Bianco, chiedimelo.
— Fai la tua Svetlana ricordare alla mia pecora di andare dal dottore. Ad aprile, il dottore era fuori al seminario.
Svetlana prese la bacchetta magica di Alice, girandola e rigirandola, e poi guardò Giratempo.
— Senti, non sei ancora andata dal dottore? Ha sempre clienti per diversi mesi.
— C’è ancora un sacco di tempo fino a settembre!
Bianco esclamò con rabbia:
— Non c’è mai! Nessuno ha un sacco di tempo! Sembra che dovrò ricorrere a misure preventive.
— Bianco, non agitarti!
— Che ne dici del tuo lavoro? — chiese Svetlana con interesse.
— Il progetto è quasi completato. Sarà lanciato all’inizio di giugno. Il sito web è pronto. Devo solo correggere i testi. Tutti i partner stranieri sono stati identificati, i percorsi coordinati e calcolati, i programmi di viaggi a lungo e a breve termine descritti… Per maggio, devo compilare un elenco di aziende nella nostra città, che siano in qualche modo legate alla mistica e all’esoterismo. E da giugno, posso già incontrarle per pubblicizzare i nostri viaggi e così via.
— Allora, dove andresti?
— Beh, ci sono tanti luoghi di Potere! — esclamò Alice con gioia. — Per esempio, i monasteri del Bhutan. L’Isola di Pasqua, la Sardegna, intendo il mare.
— Andrai in Sardegna con l’Uomo in Bianco! — disse Svetlana con un sorriso. — Comprati l’abito con papaveri rossi!
Improvvisamente, apparve il custode della Donna della Casa del Servizio alla Creatività.
— Bianco, ti ricordo il nostro accordo. Alice è stata a Londra, ora abbiamo bisogno di lei. Stasera, la mia protetta farà un’offerta di lavoro ad Alice. Tutto è stato concordato con i superiori, sono contenti di rivederla lì. Alice ha due settimane fino alla fine di maggio. La scadenza è il 9 giugno, solo una settimana prima dell’inizio del suo periodo di Saturno.
— Ci proverò, fratello, — disse Bianco tristemente. — Ultimamente riesce a malapena a sentirmi.
— Se non ti sente, dovremo usare quelli Oscuri. A proposito, ho guardato le Opzioni più vicine nello Spazio per giugno e luglio di Alice. Prendile una cannuccia, fratello!
— Studia i Transiti! TRAN-SI-TI! — gridò Bianco dritto nell’orecchio di Alice.
Svetlana si fermò improvvisamente e chiese:
— Alice, cosa sono i Transiti?
***
16 maggio, Mosca, l’edificio RUSNANO
Alice entrò in ufficio, come al solito, di buon umore, ma all’improvviso, quasi sulla soglia, le fu data una strana notizia: l’amministratore delegato era stato licenziato. Alice lo aveva conosciuto tramite sua madre, scrittrice. Era stato l’amministratore delegato ad offrire ad Alice il lavoro lì. “Sembravano vivere anima e corpo, l’amministratore delegato e la proprietaria dell’azienda! Che strana coincidenza: l’amministratore delegato è stato licenziato non appena sono stata invitata alla Casa del Servizio alla Creatività.”
Бесплатный фрагмент закончился.
Купите книгу, чтобы продолжить чтение.